Epatite C - FAQ


Perché lo screening per epatite C è rivolto alle persone nate tra il 1969 e il 1989?


Su indicazioni del Ministero della Salute, lo screening per epatite C è rivolto ai nati tra il 1969 ed il 1989. La scelta si basa su analisi che valutano i benefici di questo screening, a fronte delle risorse necessarie per la sua realizzazione. 
Queste analisi hanno indicato che lo screening per epatite C è più vantaggioso se è destinato inizialmente ai nati tra il ‘69 e ‘89 rispetto ad altre fasce d’età. Questo vantaggio è giustificato da un insieme di fattori, tra cui la diffusione dell’epatite C in questa fascia di popolazione e la quota di epatiti non ancora diagnosticate e che si stima potrebbero rimanere silenti per lungo tempo

 

 

Quanto durerà questo screening e sarà aperto anche ad altre fasce di età?


Ad oggi lo screening si concluderà il 31 dicembre 2022 e non vi sono fonti ufficiali di estensione ad altre fasce di età. Tuttavia, il 22 febbraio 2022, in occasione di una seduta della Camera dei Deputati, il Governo si è impegnato a valutare di prorogare la durata dello screening fino al 31 dicembre 2023 e di ampliare la fascia d’età a cui lo screening è rivolto, includendo i nati tra il 1943 ed il 1968.


Perché lo screening per epatite C è iniziato a metà maggio del 2022?


L’inizio dello screening è stato posticipato a causa della pandemia di COVID-19. Già a fine 2019, con il Decreto Legge n. 162, il Governo aveva previsto l’avvio di uno screening nazionale gratuito per l'eliminazione dell’epatite C. Tale progetto ha trovato effettiva attuazione nel Decreto del Ministero della Salute del 14 maggio 2021. La Regione del Veneto, quindi, ha iniziato a definire i percorsi organizzativi necessari per assicurare l’accesso e la presa in carico di tutti i cittadini che hanno diritto a partecipare allo screening. Solo al termine di questa fase preparatoria lo screening ha potuto avere inizio nel territorio regionale.   


C’è una relazione tra screening per epatite C e vaccinazione anti-COVID-19?


No, non c’è relazione tra lo screening per epatite C e la campagna di vaccinazione anti-COVID-19. Lo screening era stato previsto già da fine 2019 (si veda la domanda “Perché lo screening per epatite C è iniziato a metà maggio del 2022?”), ben prima dell’inizio della pandemia di COVID-19. Inoltre, da quando è iniziata la campagna di vaccinazione anti-COVID-19, non è stato segnalato alcun caso di nuova infezione da virus HCV (virus dell’epatite C) dopo la vaccinazione. 


C’è una relazione tra screening per epatite C ed i casi di epatite sconosciuta nei bambini?


No, non c’è relazione tra epatite C (ed il relativo screening) ed i casi di epatite acuta ad eziologia sconosciuta nei bambini e ragazzi. Negli anni ‘80 i ricercatori hanno identificato la causa dell’epatite C (virus HCV) e hanno sviluppato test diagnostici in grado di rilevare la presenza di anticorpi e del virus nel sangue. Nei casi di epatite acuta sconosciuta dei bambini, invece, è stata esclusa la presenza del virus HCV. La causa della malattia non è ancora nota ed è in fase di studio.


Perché investire risorse (denaro e risorse umane) nello screening per epatite C?


L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha posto come obiettivo per il 2030 quello di ridurre drasticamente le epatiti virali B e C. Lo screening per epatite C rientra nella strategia adottata dall’Italia per raggiungere l’obiettivo fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo screening per epatite C, infatti, permette di identificare e curare precocemente persone con infezione da HCV. La cura dell’infezione consente inoltre di bloccare l’ulteriore trasmissione della malattia. 
Per quanto riguarda l'eliminazione dell’epatite B, già dal 1991 l’Italia ha introdotto la vaccinazione obbligatoria contro il virus HBV.

 

Esiste un vaccino contro l’epatite C?


No, al momento non esiste un vaccino contro questo tipo di epatite. Per questo motivo lo screening per epatite C, seguito dalla cura tempestiva dell’eventuale infezione da HCV, è l’unico modo attualmente disponibile per prevenire le conseguenze più serie della malattia.

 

Chi è donatore di sangue deve fare lo screening?

 

In occasione di ogni donazione di sangue, il donatore è sottoposto a test diagnostici che ricercano l’infezione da virus HCV (ricerca del virus e la ricerca degli anticorpi). Per questo motivo, non è necessario che i donatori di sangue aderiscano allo screening. Tuttavia i donatori potrebbero ricevere ugualmente la lettera di invito allo screening, dal momento che la tempestiva identificazione dei donatori e la conseguente esclusione dallo screening potrebbe non essere garantita.  


In caso di positività, come ci si deve comportare?


In caso di positività allo screening, l’Azienda Sanitaria che ha eseguito il test contatterà telefonicamente la persona e la inviterà ad eseguire ulteriori approfondimenti ed una visita in uno dei centri specialistici per la terapia dell’epatite C. In occasione della visita, lo specialista fornirà al paziente informazioni più precise sulla malattia e alcune indicazioni sui comportamenti da mettere in atto per evitare la trasmissione dell’infezione. 
È importante sottolineare che la terapia per l’epatite C è in grado di curare l’infezione, eliminando il virus dal sangue e dal fegato del paziente. Di conseguenza, dopo il termine della terapia, la persona non è più in grado di trasmettere l’infezione, ma potrebbe riacquisire l’infezione se si esponesse di nuovo a sangue infetto con il virus HCV. 

 

Come si trasmette l’epatite C?


L’epatite C è un’infezione che si trasmette attraverso il sangue, anche in piccolissime quantità. In particolare le situazioni maggiormente a rischio per infezione da HCV sono:

  • condivisione di aghi e siringhe
  • condivisione di oggetti che entrano o possono entrare in contatto con il sangue (es.: rasoi, pinzette, tagliaunghie, spazzolini da denti, ecc…)
  • tatuaggi e piercing, se eseguiti da personale non professionista in contesti informali e senza il rispetto delle norme per la prevenzione delle infezioni
  • nascita da madre con epatite C
  • rapporti sessuali non protetti
  • prestazioni sanitarie, nel caso in cui non siano rispettate scrupolosamente le norme per la prevenzione delle infezioni.

 

La terapia per l’epatite C è sicura?

 

La terapia per l’epatite C si basa su nuovi farmaci antivirali ad azione diretta, disponibili in Italia da fine 2014. È una terapia sicura, generalmente con pochi effetti indesiderati, e altamente efficace, in quanto è in grado di curare l’infezione nel 95% dei casi. È una terapia facile da assumere: la si prende per bocca. Dal 2015 al 2021 in Veneto sono state trattate più di 15.600 persone.