Black rot
Il black rot o marciume nero degli acini è una malattia di recente comparsa, penetrata in Italia dalle regioni francesi ed è originaria del Nord America dove è considerata tra le più importanti cause di danno economico sulla vite.
Questa malattia fungina, causata da Guignardia bidwelli (Ell.) Viala e Ravaz, si sviluppa in modo endemico proprio per le sue esigenze che beneficiano, da qualche anno, di condizioni climatiche sempre più favorevoli.

Sintomo sulla foglia
Sintomi
Il black rot può colpire tutti gli organi erbacei della vite, ma i primi sintomi si manifestano sulle foglie con macchie circolari di varie dimensioni. Quest’ultime compaiono 1-2 settimane dopo l’infezione (metà maggio), hanno diametri di 2-10 mm e colorazione bruno chiaro-mattone con bordo scuro violaceo. In poco tempo queste macchie si coprono di picnidi di un colore nerastro. Sull’uva il danno appare prevalentemente durante la fase di ingrossamento acini. All’inizio si notano macchie puntiformi marrone chiaro di 1-2 mm che poi si allargano fino a quando l’acino avvizzisce completamente. In seguito l’acino si disidrata, compaiono picnidi e periteci nero-violacei che producono spore (conidi e ascospore) che in presenza di pioggie e rugiada e con temperature elevate danno origine, fino all’invaiatura, ad altri cicli infettivi. Nei casi gravi il grappolo viene completamente distrutto.

Danno sul grappolo

Misure di prevenzione
Eliminare le viti abbandonate soprattutto se vicine ai vigneti coltivati, in quanto conservano i periteci (fonti dell’inoculo) che superano l’inverno sugli acini mummificati. Nei vigneti coltivati è necessario eliminare tralci e grappoli colpiti dalla malattia compresi quelli caduti a terra i quali, se non possono essere raccolti, devono essere interrati.

Sintomo sugli acini
Lotta
Usare ditiocarbammati quali mancozeb, maneb, metiram e propineb, alle dosi indicate in etichetta contro la peronospora. Questi prodotti si impiegano fino alla fioritura iniziando quando i germogli sono lunghi 10-15 cm e rispettando intervalli di intervento non superiori a 7-8 gg. Altrettanto validi sono i trattamenti con miscele di prodotti endoterapici con i sopracitati ditiocarbammati. Sono inoltre efficaci i triazoli (inibitori biosintesi steroli) per i quali è preferibile un impiego preventivo anche se, per le loro proprietà sistemiche, possono essere usati come curativi dopo una pioggia infettante.
Data ultimo aggiornamento: 15 maggio 2021


