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Dal mais alla quinoa

06/10/2015

 

Dal mais alla quinoa: aziende venete tra tradizione e innovazione.

Non solo mais, frumento e soia, ma anche quinoa, amaranto, grano saraceno e teff, il microcereale senza glutine: la filiera cerealicola veneta, apre a nuove colture, attenta a cogliere i cambiamenti in atto negli stili alimentari e i fattori di successo. Tra le 110 mila aziende che coltivano i cereali tradizionali, si stanno affermando colture di nicchia, antiche e nuove, che fanno del Veneto uno dei presidi della diversità biologica e di sperimentazione di nuovi alimenti dietetici. Le novità della filiera sono state presentate a Expo 2015 dai tecnici di Veneto Agricoltura e del Dipartimento Agricoltura della Regione Veneto, nell’ambito della settimana e dello spazio espositivo che Palazzo Italia riserva alla Regione Veneto e alle sue eccellenze agroalimentari.

Soia e mais, nei quali il Veneto è leader nazionale e che sono destinati in gran parte ai mangimifici per l’alimentazione animale, stanno cedendo il passo, nelle sperimentazioni delle imprese più innovative, a orzo, sorgo, avena, grano saraceno. Si tratta per ora di avanguardie di nicchia, che intercettano una nuova domanda di cereali dietetici per chi soffre di intolleranze e allergie, oppure è vegano. Le farine prodotte dai semi di quinoa, grano saraceno, amaranto e teff apportano un ottimo contenuto di fibre, aminoacidi essenziali, vitamine e soprattutto proteine. Il loro contenuto proteico è infatti superiore a quello di soia, riso, miglio, grano e anche a quello della carne.

Accanto a queste colture di nicchia, che per ora impegnano superfici minime, si continuano a coltivare sorgo, miglio, segala, avena e farro che complessivamente impegnano oltre 2500 ettari. Prende piede la riscoperta dell’orzo, ingrediente di molte ricette tradizionali, ma soprattutto della birra, apprezzata nelle sue produzioni venete sia a livello artigianale che industriale: le coltivazioni di orzo coprono oggi in Veneto 10.900 ettari di superficie, con 49.000 tonnellate di produzione e 9 milioni di euro l’anno di fatturato.

Il Veneto continua, comunque, a mantenere ben salde le radici di una secolare tradizione di maiscoltura e polenta, difendendo alcuni ‘presidi’ di antiche e pregiate varietà: il ‘mais sponcio’ di Feltre, il Biancoperla, quasi scomparso tra gli anni Sessanta e Settanta e ora coltivato nel Vicentino, il mais Marano, coltivato nella fascia pedemontana della provincia berica. Di non meno antica e solida vocazione sono anche le aree vocate alla risicoltura, la Bassa Veronese, con il Vialone Nano, e il Delta del Po, con l’omonimo riso, entrambi prodotti a denominazione di origine protetta. Unica regione in Italia a vantare ben due Dop, il Veneto dedica alla risicoltura 3.700 ettari, con un volume di produzione che supera le 18mila tonnellate annue e un fatturato di 7 milioni.
(Milano, 6 ottobre 2015)

In allegato: foto di Danilo Gasparini, docente di Storia dell’Agricoltura dell’Università di Padova

www.veneto.eu/expo
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twitter @TurismoVeneto
#mondonovo

Il materiale del Veneto ad EXPO di oggi, 6 Ottobre (mattina), con l'intervista a Danilo Gasparini, docente dell’Università di Padova, è disponibile a partire dalle 15.00, nella piattaforma qui sotto indicata.

Il materiale è disponibile e scaricabile anche dalla piattaforma digitalmediacentre.expo2015.org, (keyword search: Veneto) rispettivamente nella categoria photos e nella categoria video.

Questo link a cui potrete accedere, registrandovi: digitalmediacentre.expo2015.org
All'interno della piattaforma dovrete digitare nel motore di ricerca (barra keyword) la parola Veneto.

Qui il link con le istruzioni per l'utilizzo: Tutorial Digital Media Centre DMC


Comunicato nr. 1322-2015 (Agricoltura)