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LEGGE STABILITÀ. SLITTA LA CONFERENZA STATO- REGIONI. ZAIA: “TANTO TUONÒ CHE PIOVVE”

29/01/2015
“Non occorrevano doti divinatorie per intuire che questo tavolo sarebbe fallito e il confronto tra Stato e Regioni si sarebbe concluso con un nulla di fatto. Da tempo denunciamo l’insostenibilità delle proposte del Governo e ieri abbiamo apertamente affermato la nostra ferma e convinta contrarietà alle ipotesi di taglio dei trasferimenti avanzata nella Legge di Stabilità 2015, abbandonando come Veneto la Conferenza delle Regioni e delle province Autonome: tanto tuonò che piovve”.

Commenta così il presidente veneto, Luca Zaia, il rinvio alla prossima settimana dell’eventuale intesa in Conferenza Stato – Regioni sulla Legge di Stabilità e in particolare sulla ripartizioni dei tagli, che ammontano a oltre 5 miliardi complessivi, che il Governo intende far gravare sulle Regioni.

“Che sia pura follia operare in questo modo lo andiamo ripetendo da tempo – sottolinea Zaia –, ma è tale la supponenza di questo esecutivo che siamo arrivati a questo stop che conferma l’assurdità di tagli che produrrebbero solo situazioni nefaste non solo per le Regioni ma soprattutto per le famiglie e le aziende, costrette a subire ineluttabilmente un aumento della pressione fiscale a livello locale e la perdita di servizi di primaria importanza”.

“Abbiamo assistito a una sorta di balletto tra i diversi ministeri – spiega l’assessore regionale al bilancio, Roberto Ciambetti –, perché è proprio tra loro che emerge evidentemente la contrapposizione su dove i tagli andrebbero praticati. I Ministri stessi si sono resi conto, ahimè un po’ in ritardo, che le sforbiciate che subirebbero i bilanci regionali applicando la Legge di Stabilità sarebbero insopportabili per gli italiani e ognuno cerca di difendere il proprio ambito di competenza, cercando di spostare altrove i sacrifici richiesti. Ma tanto a rimetterci sarebbero sempre i cittadini”.

“Mi auguro – conclude Ciambetti – che il Governo rinsavisca in vista della prossima Conferenza e che decida di rivedere questa norma che, lo ribadisco, riteniamo per numerosi aspetti incostituzionale”.