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Data ultimo aggiornamento: 20 dicembre 2023

Carie bianca

Questa malattia, descritta per la prima volta nel 1878 in Italia, è attribuita al fungo Coniothyrium diplodiella(Speg.) Sacc. si n. ConieI/a diplodiella (Speg.) Petrak e Sydow. È detta anche malattia della grandine in quanto si manifesta generalmente dopo le grandinate, ma anche dopo temporali estivi associati ad alte temperature.

Rachide e acini colpiti 

Sintomi

La malattia colpisce il grappolo,saltuariamente i tralci e raramente le foglie.
Gli acini attaccati presentano una colorazione giallastra che in seguito virerà al violetto. Gli acini si afflosciano e si coprono densa-mente di pustole (picnidi) bruno viola che a maturità diventano grigio bianchi da cui il nome di carie bianca (white rot). L’attacco a danno dei pedicelli avviene solitamente sui grappoli spargoli. In questo caso la malattia si presenta sotto forma di piccole depressioni allungate di colore bruno chiaro. Se il fungo colpisce il rachide, la porzione sottostante la zona di attacco dissecca.
I tralci verdi colpiti presentano chiazze prima clorotiche poi brune. A livello dei nodi la cortec­cia necrotizza e si sfibra lasciando intravedere un callo di cicatrizzazione.

acino

Acino dissecato

uva bianca  uva nera

Danni su uve bianche e nere

Ciclo

Il fungo si conserva nel terreno e può infettare l’uva quando particelle di terra contenenti i conidi vengono spruzzate sugli acini dove possono penetrare solo se sono presenti ferite (tipicamente quelle da grandine). In particolari condizioni anche in assenza di pioggia o grandine si può avere ugualmente la penetrazione del fungo sui pedicelli e nel rachide. La germinazione ottimale del fungo si ha con tempera­ture intorno ai 25°C.

Prevenzione

Il fungo può completare il ciclo solo se viene a contatto dei grappoli, ottima misura preventiva, quindi, è quella di fare in modo che siano posti più alti possibile rispetto al terreno.

Lotta

Ha successo solo se si interviene tempestivamente entro le 12-18 ore dalla grandinata; mentre dopo 24 ore i trattamenti risultano pressochè inutili. Tra i prodotti rimasti in commercio il più efficace è il folpet, che però può essere impiegato solo fino a 40 giorni dalla raccolta dell’uva per le note conseguenze negative the può avere sulla fermentazione delle uve. Si possono impiegare anche i benzimidazoli o la diclofluanide, ma l’efficacia di questi principi attivi è senz’altro inferiore.



Data ultimo aggiornamento: 25 marzo 2013