SODDISFAZIONE REGIONE VENETO PER ORDINANZA CONSULTA SU RICORSO PROPOSTO SU TESTO UNICO IN MATERIA DI SOCIETA’ A PARTECIPAZIONE PUBBLICA (LEGGE “MADIA”)

Comunicato stampa N° 694 del 26/05/2018
(AVN) – Venezia, 26 maggio 2018

La Regione Veneto ha ricevuto ieri, 25 maggio 2018, una particolare soddisfazione dall’Ordinanza n. 108, con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato l’estinzione del giudizio di costituzionalità proposto nei confronti del decreto legislativo n. 175/2016 - Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica - promosso dalla stessa Regione con ricorso della notificato l’11 novembre 2016, che rientrava tra i decreti attuativi della cosiddetta “Legge Madia”, già oggetto di dichiarazione di incostituzionalità su proposta dalla Regione Veneto, con la Sentenza 251 del 2016.
La Regione aveva censurato una serie di articoli del decreto legislativo perché comprimevano in modo ingiustificato l’autonomia territoriale, e i diritti dell’ente pubblico quale socio o proprietario unico di società partecipate.
Le disposizioni impugnate, infatti,  impedivano (art. 4, comma 2) di esternalizzare, a mezzo della costituzione di società di capitali, molti compiti amministrativi che non fossero quelli rivolti alla mera produzione di servizi di interesse generale, alla committenza e alla progettazione per la realizzazione di opere pubbliche o l’autoproduzione di beni e servizi strumentali all’ente. Avevano inoltre consegnato esclusivamente al Presidente del Consiglio dei Ministri, la possibilità (art. 4, comma 9) di decidere le tipologie di società che potevano essere esercitate per le finalità sopra indicate, anche se queste fossero state di società proprietà della Regione. Avevano inoltre attribuito alla stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri (art. 11, comma 3) la potestà di stabilire i criteri attinenti alle concrete modalità di gestione delle compagini societarie, comprese quelle regionali.
Era stato altresì stabilito l’impedimento (art. 14, comma 5) di effettuare operazioni di aumento del capitale sociale, di trasferimenti straordinari, di apertura di credito o di concessione di garanzie a favore delle società partecipate, nel caso in cui fossero state registrate, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero fossero state utilizzate riserve disponibili, riservando esclusivamente al Presidente del Consiglio dei Ministri la possibilità di effettuare simili interventi, anche su società regionali. Vi si contemplava anche l’impedimento per il socio pubblico (art 20, comma 7) di esercitare i diritti sociali nei confronti della società in caso di mancata adozione degli atti di razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche o di omessa adozione dell’atto di ricognizione straordinaria delle partecipazioni societarie, con la conseguente automatica messa in liquidazione (art. 24, comma 5).
Nel corso del giudizio, il Governo ha modificato significativamente il contenuto delle norme impugnate a mezzo del decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 100, e la Regione Veneto, con delibera della Giunta regionale del 17 ottobre 2017, n. 1644, ha ritenuto che tutte le modifiche introdotte dal legislatore statale dessero soddisfazione alle proprie censure dato che variavano nel senso da essa stessa voluto le norme impugnate dando loro un giusto contenuto, non solo rispettoso dell’ordinamento regionale ma anche del nuovo ruolo che il socio pubblico deve avere nelle società partecipate nell’ottica del contenimento della spesa pubblica e della loro più efficiente amministrazione.
Con la stessa delibera la Regione ha conseguentemente dichiarato di non avere più interesse alla prosecuzione del giudizio e la Corte costituzionale, in ragione della successiva accettazione della rinuncia al ricorso da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha dichiarato l’estinzione del giudizio.


Data ultimo aggiornamento: 26/05/2018

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