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ARBOVIROSI. NEL VICENTINO CASO AUTOCTONO DI DENGUE. DIREZIONE PREVENZIONE REGIONE, “FOCOLAIO FAMIGLIARE, TUTTI IN BUONA SALUTE DOPO SINTOMI DI TIPO INFLUENZALE

27 agosto 2020

Comunicato n° 1213

(AVN) Venezia, 27 agosto 2020

 

Il Laboratorio di Microbiologia di Padova ha segnalato un caso di dengue in paziente di 54 anni residente nel Comune di Montecchio Maggiore (VI). A seguito di indagini microbiologiche si è definito che si tratta di un caso autoctono di febbre dengue, in quanto il soggetto non ha effettuato viaggi di recente all’estero, ma l’infezione è stata trasmessa dalla zanzara tigre che ha punto un famigliare rientrato a fine Luglio dall’Indonesia, che in data odierna è stato confermato essere il caso indice.

 

Lo comunica la Direzione Prevenzione della Regione del Veneto.

 

“Il paziente – riferiscono gli esperti della prevenzione regionale - ha manifestato una sintomatologia simil influenzale iniziata 16 agosto e risoltasi il 20 agosto.   Hanno presentato la stessa sintomatologia, durata pochi giorni, altri componenti del nucleo familiare, che attualmente godono buone condizioni di salute e non sono stati ricoverati. Il focolaio appare circoscritto a livello famigliare. Sono stati avviati tutti gli interventi di disinfestazione previsti”.

 

La febbre dengue è un’arbovirosi causata da uno dei virus Dengue trasmesso all’uomo dalla puntura di zanzare infette del genere Aedes, soprattutto A.aegypti, che pungono prevalentemente di giorno. I virus della febbre Dengue appartengono alla famiglia delle Flaviviridae, endemici nella maggior parte dei paesi tropicali.

L’esordio caratterizzato da febbre per 3-5 gg, cefalea, mialgia, artralgia, dolori retro-orbitali, disturbi gastrointestinali e rash generalizzato che compare generalmente alla risoluzione della febbre.

 

La Regione del Veneto già dal 2010 ha attivato un sistema di sorveglianza delle “febbri estive” per identificare precocemente tutti gli eventuali casi di febbre sia di importazione che autoctona creando una rete costituita dai Laboratori di Microbiologia e dai Reparti di Malattie Infettive delle Aziende Ulss ed Ospedaliere del Veneto con la collaborazione dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta. Tale sistema permette di intercettare rapidamente tutti i casi di arbovirosi di importazione (Dengue, Chikungunya, Zika) e autoctone (West-Nile e Usutu). Difatti in questo caso è stato di fondamentale importanza il sospetto clinico del medico curante, la rapida identificazione del virus e le azioni di sanità pubblica messe in atto dall’Azienda Ulss.

 

Il sistema di sorveglianza permette di essere tempestivi nelle azioni da attuare sul territorio quali la disinfestazione di emergenza dei siti sensibili con la collaborazione della Autorità Sanitaria dei Comuni, la predisposizione di ordinanze rivolte alla popolazione, la comunicazione di allerta ai Medici di Medicina Generale e il rafforzamento della sorveglianza entomologica e monitoraggio delle aree interessate. Tutte queste azioni sono anche richieste dal Piano Nazionale di Sorveglianza e Risposta alle Arbovirosi (PNA) 2020-2025.

 

Da alcuni anni nel territorio veneto è presente la zanzara Aedes albopictus (zanzara tigre), che può trasmettere le infezioni da virus Dengue, Chikungunya e Zika. Questo tipo di zanzara punge preferibilmente nelle ore diurne, con un massimo di attività nelle ore successive all’alba e nelle ore che precedono il tramonto, diversamente dalle zanzare del genere Culex che possono trasmettere il West-nile virus, che pungono prevalentemente nelle ore crepuscolari e notturne. Questa infezione non si trasmette però per contagio diretto da uomo a uomo, ma solamente attraverso la puntura di zanzara infetta.

 

I cittadini possono svolgere un ruolo importante per contrastare ed evitare la proliferazione delle zanzare attraverso  l’adozione di semplici comportamenti come:

non abbandonare oggetti e contenitori di qualsiasi natura e dimensioni dove possa raccogliersi l’acqua piovana come barattoli, bidoni, bacinelle, annaffiatoi copertoni, etc.
svuotare giornalmente qualsiasi contenitore di uso comune con presenza di acqua e, ove possibile,  capovolgerli;
coprire ermeticamente (anche attraverso reti a maglie strette) i contenitori d’acqua inamovibili (bidoni, cisterne).

 

Per evitare la puntura di zanzara negli ambienti in cui non sia disponibile la climatizzazione è fortemente consigliata l’applicazione a porte e finestre di zanzariere a maglie strette, oltre all’utilizzo di dispositivi elettro emanatori insetticidi liquidi o a piastrine.

 

All’aperto, per la protezione individuale dalle punture di zanzare è consigliabile indossare indumenti di colore chiaro, il più possibile coprenti (maniche lunghe e pantaloni lunghi). Un sufficiente livello di protezione è inoltre assicurato dall’utilizzo di repellenti da applicare direttamente sulla pelle, ripetendo il trattamento con frequenza adeguata. Nell’uso di questi prodotti bisogna seguire scrupolosamente le indicazioni riportate sulla confezione e deve essere adottata la massima cautela nei bambini o su pelli sensibili. I prodotti repellenti non devono essere applicati sulle mucose (labbra, bocca), sugli occhi, sulla cute abrasa, mentre possono essere invece utilizzati sui vestiti per aumentarne l’effetto protettivo.

Per ulteriori informazioni si può consultare il sito Internet regionale al seguente link: https://www.regione.veneto.it/web/sanita/arbovirosi. A questa pagina web sono disponibili diversi materiali informativi tra cui la guida “Scelta e corretto utilizzo dei repellenti cutanei per zanzare” e il bollettino periodico sulla sorveglianza delle arbovirosi.

 

Oltre ai fattori meteo-climatici di questi ultimi due anni, meno favorevoli alla proliferazione delle zanzare, un contributo importante al contenimento della proliferazione delle zanzare è dato dall’attuazione coordinata e sistematica, su tutto il territorio regionale, degli interventi di disinfestazione larvicida e adulticida previsti dalla Delibera regionale 174 del 22 febbraio 2019, sulla base delle linee guida del Ministero della Salute. Con questo provvedimento nel 2019 è stato istituito un “Tavolo tecnico intersettoriale regionale sulle malattie trasmesse da vettori”, che agisce con il supporto del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità ed è presieduto dall’Assessore alla Sanità e coordinato dalla Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare Veterinaria. La stessa DGR ha disposto l’istituzione in ciascuna Azienda ULSS di un Tavolo tecnico intersettoriale Aziendale, al fine di coordinare e monitorare le misure di contrasto ai vettori messe in atto dai Comuni.



Data ultimo aggiornamento: 27 agosto 2020

a aziCORONAVIRUS. IN VENETO FASE 2 IN SICUREZZA PER LE ATTIVITA’ PRODUTTIVE. OK GIUNTA REGIONALE A UN MANUALE E A UN PROGETTO PILOTA CON 70 AZIENDE E 13.000 LAVORATORIende che si apprestano a ripartire, secondo le disposizioni dei provvedimenti governativi, per consentire loro una ripresa delle attività in sicurezza. Si divide in 10 diverse indicazioni operative, ognuna delle quali viene approfondita fin nei minimi particolari: • Pulizia, decontaminazione e aerazione degli ambienti di lavoro. • Informazione ai lavoratori e a tutti i frequentatori dell’azienda. • Limitazione delle occasioni di contatto. • Rilevazione della temperatura corporea. • Distanziamento tra le persone. • Igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie. • Dispositivi di protezione individuale. • Uso razionale e giustificato dei test di screening. • Gestione degli eventuali casi positivi. • Ruolo del Medico competente. Il Progetto Pilota, che interessa 70 aziende di tutto il Veneto, per un totale di 13.000 lavoratori, segue quello già attuato con 8 ditte padovane e 1.200 lavoratori che aveva dato esisti molto positivi, con un tasso di positività dello 0,4. Questo maxi ampliamento progettuale è finalizzato a testare il modello (sanitario, organizzativo e informativo) per la riapertura e la prosecuzione delle attività produttive e valutarne l’estensione e la sostenibilità su scala più ampia. Gli obbiettivi specifici sono: • Individuazione dei flussi informativi e delle modalità di contatto più appropriate , tra le singole aziende e le strutture del sistema Sanitario Regionale, per la circolazione delle informazioni, anche sanitarie, ritenute necessarie per la tutela della salute pubblica e del lavoratore. • Caratterizzazione epidemiologica della diffusione del virus nella popolazione lavorativa, mediante l’individuazione di soggetti già infettati, guariti, immunizzati e suscettibili. • Acquisizione di informazioni sulla sieroprevalenza e su suoi eventuali determinanti (come area geografica, classe di età, genere, mansione lavorativa. • Acquisizione, nelle more di un intervento di armonizzazione nazionale, di elementi informativi utili a individuare l’utilizzo più appropriato dei diversi test diagnostici e di screening disponibili, nonché a supportare il processo di validazione dei diversi test sierologici da parte delle strutture tecnico-scientifiche preposte. • Verifica dell’efficacia delle misure di contenimento attuate negli ambienti di lavoro e acquisizione di elementi per valutare eventuali azioni correttive.