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Talenti, innovazione e attrattività: la Regione e le quattro Università venete firmano il Protocollo d’intesa “S.T.A.Y. Veneto”. Stefani: “Oggi nasce il Tavolo permanente di coordinamento con già 30 milioni di euro di risorse regionali”

03 novembre 2026

Comunicato n° 1935

(AVN) – Venezia, 3 novembre 2026

 

“Oggi con le quattro Università venete mettiamo attorno allo stesso tavolo, in modo stabile, chi forma i talenti e chi li accoglie, chi fa ricerca e chi ha bisogno di ricercatori, per costruire un Veneto in cui un giovane trovi una ragione concreta per restare, o per tornare. In un contesto segnato dalla contrazione demografica, dalla riduzione delle giovani generazioni e della popolazione in età lavorativa, la capacità di valorizzare le persone già formate, trattenere talenti e attrarne di nuovi rappresenta una condizione sempre più rilevante per la competitività e lo sviluppo regionale. Una scelta di strategia per il futuro dei nostri ragazzi e di questa regione perché saremo sempre studenti. Voglio ringraziare Università Ca’ Foscari, l’Università di Padova, l’Università di Verona e Iuav di Venezia, con le loro Rettrici e i loro Rettori: hanno scelto di sedersi a questo tavolo con spirito di squadra fin dal primo incontro di gennaio, e senza il loro contributo questo percorso non esisterebbe”.

Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani, ha introdotto questa mattina, a Palazzo Balbi, la presentazione del Protocollo d’intesa tra la Regione del Veneto e le Università venete, sottoscritto con l’Università Ca’ Foscari Venezia, l’Università di Padova, l’Università di Verona e l’Università Iuav di Venezia.

L’intesa, che porta il nome di S.T.A.Y. Veneto – Strategies for Talent Attraction and Youth: per l'attrattività, l'innovazione e lo sviluppo del sistema della conoscenza e dei talenti, dà forma a un percorso avviato a gennaio 2026, con il primo incontro tra la Presidenza della Regione e i vertici degli Atenei avvenuto il 13 gennaio a Palazzo Balbi, e ha l’obiettivo di rendere il Veneto più attrattivo per studenti, ricercatori e giovani laureati, e di favorirne la permanenza e il rientro.

Accanto al Presidente Stefani, sono intervenuti:

- Valeria Mantovan, Assessore all’Istruzione, Formazione, Competenze e Cultura;

- Massimo Bitonci, Assessore allo Sviluppo economico, Ricerca e Innovazione e Attrazione investimenti;

- Marco Sgarbi, Rettore dell’Università Ca’ Foscari Venezia;

- Daniela Mapelli, Rettrice dell’Università degli Studi di Padova;

- Chiara Leardini, Rettrice dell’Università degli Studi di Verona;

- Benno Albrecht, Rettore dell’Università Iuav di Venezia.

Il Protocollo individua quattro ambiti di interesse comune: l’orientamento in entrata e in uscita, fondato su una base informativa condivisa sugli esiti occupazionali dei laureati; l’innovazione, con la mappatura e la presentazione periodica al sistema economico dei brevetti e degli altri risultati trasferibili della ricerca; una rete regionale delle infrastrutture di ricerca aperta anche alle imprese; l’attrazione e la permanenza dei talenti, anche dall’estero. A questi si aggiungono tre linee di azione sperimentali: Progetto di vita, Innovazione e Abitare.

“Il Protocollo che firmiamo oggi è l’avvio di una collaborazione stabile, che auspicavamo fin dal primo incontro del 13 gennaio a Palazzo Balbi e che è maturata in mesi di confronto politico e tecnico”, ha proseguito l’assessore regionale alla Formazione e Istruzione Valeria Mantovan. “Il punto è semplice: la qualità della formazione è fondamentale, ma da sola non basta a far scegliere il Veneto. Contano la casa, la mobilità, la salute, i servizi e la prospettiva di un lavoro. Con la contrazione demografica che abbiamo davanti, valorizzare chi si forma qui, trattenere i talenti e attrarne di nuovi, anche dall’estero, è una questione di sviluppo per tutta la regione. Per questo, tra le prime linee di azione, ci sono Progetto di vita e Abitare: accompagnare i giovani nel passaggio dopo gli studi e rendere più facile restare nei poli universitari veneti. E il Tavolo servirà a mettere a sistema ciò che già esiste, a renderlo più visibile e accessibile e a capire, insieme agli Atenei e agli ESU, dove restano bisogni scoperti”.

Per il percorso condiviso sono indicati 30 milioni di euro di risorse regionali. Circa 10 milioni riguardano il Progetto di vita, una misura sperimentale pensata per accompagnare i giovani che scelgono di restare in Veneto nelle prime fasi di autonomia: un sostegno flessibile, che possa rispondere a esigenze concrete come l’abitare, la mobilità, la formazione e i servizi di welfare. In via sperimentale si guarda ai giovani che rientrano nel top 10% dei laureati magistrali e a ciclo unico delle Università venete e dei diplomati ITS, in base al risultato conseguito al termine del percorso: una platea di circa 1.500 talenti, tra cui circa 1.200 laureati e 200 diplomati ITS. Tra gli elementi da valutare ci sono la condizione economica, il merito e la coerenza del percorso con gli ambiti strategici di sviluppo regionale. L’ipotesi allo studio è un bonus annuo di 3.000 euro per due anni, con criteri e modalità attuative ancora da definire.

“Altri 20 milioni sono indicati per i dottorati industriali, gli assegni e le borse per giovani ricercatori e i progetti di ricerca applicata tra Atenei e imprese, compresi proof of concept e prototipi – ha precisato Stefani -. In particolare, i dottorati industriali rappresentano un eccellente percorso di ricerca costruito a partire dai fabbisogni di innovazione delle imprese”.

“La competitività di un territorio si gioca oggi sulla capacità di trasformare la ricerca in impresa, e le imprese in luoghi dove i ricercatori vogliono lavorare. Con questo percorso mettiamo in fila gli strumenti: la mappatura di brevetti e competenze delle Università, il primo momento di incontro tra Atenei e imprese per far dialogare i risultati della ricerca con i fabbisogni tecnologici, i dottorati industriali, gli assegni, i progetti di ricerca applicata”, ha aggiunto l’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci.

Sul fronte dell’abitare, la ricognizione condotta con gli Atenei e le Aziende regionali per il diritto allo studio (ESU) conta oggi 4.234 posti letto tra offerta ESU e residenze universitarie, che nelle previsioni salgono a 5.915 entro il 2029. A questa crescita si affianca il lavoro per facilitare l’accesso alle soluzioni disponibili, anche con accompagnamento alla locazione, garanzie e forme di sostegno alla permanenza. L’abitare viene letto insieme a mobilità, servizi educativi e di cura, qualità urbana e opportunità culturali, valorizzando e coordinando l’offerta di Università, ESU ed enti locali: l’obiettivo è rendere i servizi più riconoscibili e accessibili e individuare dove restano bisogni non coperti.

Un primo risultato concreto del confronto riguarda l’assistenza sanitaria agli studenti internazionali: le Università hanno avviato con le Aziende ULSS di riferimento iniziative per favorire l’accesso ai servizi sanitari essenziali, in particolare al medico di medicina generale, a condizioni economicamente sostenibili. Le esperienze saranno valorizzate e se ne valuterà un’estensione al territorio regionale, anche attraverso le Case di Comunità e nel rispetto del quadro normativo.

“Oggi Regione e università scelgono di guardare insieme al futuro del Veneto e lo fanno nella consapevolezza che il futuro di un territorio dipende sempre più dalla qualità della conoscenza che è capace di produrre, attrarre e trattenere”, ha dichiarato il rettore dell’Università Ca’ Foscari Venezia, Marco Sgarbi. “Nei prossimi anni il Veneto dovrà confrontarsi con trasformazioni profonde che nessuna istituzione può affrontare da sola e che richiedono una visione condivisa e di lungo periodo. In questo scenario il ruolo dell’università cambia e si amplia: formare bene i giovani resta il nostro compito fondamentale, così come contribuire a creare nel territorio le condizioni perché quei giovani possano realizzare qui le proprie ambizioni. L’altra metà consiste nel generare opportunità, sostenere la nascita di nuove imprese, rafforzare la capacità di innovazione di quelle esistenti, accompagnare le istituzioni nelle scelte strategiche con dati, analisi e competenze. Ca’ Foscari intende essere protagonista di questo percorso, metteremo la nostra ricerca al servizio delle grandi sfide del Veneto e lavoreremo perché la conoscenza che produciamo diventi una risorsa per l’intera comunità”.

“Per la prima volta gli Atenei del Veneto e la Regione si riconoscono in una strategia comune su questioni decisive per il futuro del nostro territorio – ha continuato Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova –. È un passaggio significativo, frutto di un percorso di confronto avviato da mesi, che ci permette di mettere a sistema competenze, infrastrutture di ricerca e capacità di innovazione, superando la frammentazione delle singole iniziative. Vogliamo rafforzare il dialogo tra Università e sistema produttivo, valorizzando il patrimonio di conoscenze e competenze che i nostri Atenei esprimono e contribuendo a creare opportunità qualificate per le giovani generazioni. Il nostro compito non si esaurisce nella formazione: è anche quello di favorire le condizioni affinché i talenti che formiamo possano trovare nel territorio opportunità di crescita professionale e personale. La scelta di dotarci di un coordinamento permanente dà continuità e concretezza a questa visione condivisa”.

“Questo Protocollo rafforza una collaborazione già concreta e guarda al Veneto che abbiamo l’ambizione di costruire insieme”, ha sottolineato Chiara Leardini, rettrice dell’Università di Verona. “Un territorio capace di trasformare la conoscenza in opportunità, innovazione e crescita. Un territorio che mette al centro le persone e crea le condizioni perché scelgano non soltanto di arrivare, ma di restare e contribuire al futuro delle nostre comunità. L’obiettivo che ci accomuna, Atenei e Regione, è quello di attrarre giovani e persone di valore, valorizzarne le capacità e, soprattutto, creare le condizioni perché scelgano di costruire qui il proprio futuro. È la stessa visione che ispira l’Università di Verona nel progetto Agenda Territori Attrattivi, una strategia che guarda alle studentesse e agli studenti, ai giovani ricercatori e alla qualità dell’esperienza universitaria, nella consapevolezza che la conoscenza sia uno dei principali motori di sviluppo e di attrattività dei territori”.

“Per l’Università Iuav di Venezia, che quest’anno celebra i cento anni dalla fondazione, questo Protocollo è l’occasione per mettere in rete con la Regione e con le altre università venete una cultura del progetto che da sempre integra competenze tecniche, scientifiche e umanistiche. Le sfide indicate nel Documento programmatico, dell'attrattività dei talenti all’innovazione e al trasferimento tecnologico, fino alla rigenerazione urbana, richiedono proprio la capacità di far dialogare saperi diversi. Il Tavolo permanente ci permetterà di farlo in modo stabile, nel rispetto dell’autonomia degli atenei, portando il contributo dell’architettura, del design, della pianificazione territoriale e dei temi dell’acqua e del mare a un Veneto sempre più attrattivo per studenti, ricercatori e professionalità qualificate”, ha concluso il rettore dell’Università Iuav di Venezia, Benno Albrecht.

In allegato le slide della conferenza.

Seguirà invio del link con le immagini (foto e video) della conferenza odierna.

 

(PRESIDENTE)




Data ultimo aggiornamento: 03 novembre 2026