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Commercio, approvato all’unanimità in Giunta il ddl di disciplina del settore. Bitonci: “Più semplificazione, sostegno ai negozi di vicinato e sviluppo sostenibile”
30 aprile 2026
Comunicato n° 686
(AVN) – Venezia, 30 aprile 2026
“Con questo disegno di legge avviamo una riforma organica e strategica del commercio veneto, attesa da anni, che mette ordine a una normativa frammentata e risponde in modo concreto alle trasformazioni profonde del settore”. L’assessore regionale allo Sviluppo economico e al commercio Massimo Bitonci annuncia l’approvazione unanime stamattina da parte della Giunta regionale del disegno di legge “Disciplina del settore commercio nella Regione del Veneto”, fortemente voluto dal presidente Alberto Stefani tra le primissime riforme organiche del sistema economico veneto.
“Negli ultimi anni – prosegue Bitonci – abbiamo registrato una contrazione significativa delle imprese commerciali, in particolare nei centri storici, mentre crescono e-commerce e grandi catene. Era necessario intervenire con una riforma capace di riequilibrare il sistema e sostenere il commercio di prossimità, che rappresenta un presidio economico e sociale fondamentale per i nostri territori. Questo testo esce da tre mesi di concertazione con le associazioni di categoria, le imprese, gli enti locali e le organizzazioni dei consumatori. Il piccolo commercio è un patrimonio identitario e sociale dei nostri territori. Difendere i negozi di vicinato significa difendere la vita dei centri storici, il lavoro artigiano, le relazioni umane e l’economia reale che tiene unite le nostre comunità”.
La nuova legge unifica e semplifica l’intero quadro normativo regionale, riducendo il numero complessivo delle disposizioni e introducendo procedure più snelle e digitalizzate. Si punta con decisione sulla semplificazione amministrativa, rafforzando il ruolo del SUAP come punto unico di accesso e ampliando l’utilizzo della SCIA, per facilitare l’attività delle imprese e ridurre i tempi burocratici.
Tra gli elementi qualificanti della riforma, il forte sostegno ai centri storici e al commercio tradizionale, valorizzando i distretti del commercio e tutelando le botteghe storiche.
La legge introduce strumenti più incisivi per governare l’abnorme sviluppo delle medie e grandi strutture di vendita, con le medie strutture limitate a soli 400 mq, prevedendo valutazioni preventive sull’impatto urbanistico, ambientale e viabilistico, oltre all’estensione degli oneri di sostenibilità.
Importante anche il capitolo dedicato alla transizione energetica della rete distributiva dei carburanti: le stazioni diventano veri e propri hub di servizi alla mobilità.
Semplificazione e SUAP: meno ostacoli per le imprese
Uno dei pilastri della riforma è la semplificazione amministrativa. Il SUAP viene rafforzato come unico punto di accesso per le imprese: un passaggio che va nella direzione di una PA meno invasiva e più efficiente.
Per molte attività si riducono i passaggi burocratici, privilegiando strumenti come la SCIA e la comunicazione. In particolare, per il commercio all’ingrosso viene introdotta la comunicazione unica al SUAP e alla Camera di Commercio, con il solo requisito dell’onorabilità.
“È una scelta politica netta – commenta Bitonci -: fiducia nelle imprese, controlli mirati ma non oppressivi, e superamento di procedure inutilmente complesse che spesso frenano chi vuole investire”.
Centri urbani e stop all’espansione disordinata
La ridefinizione del concetto di centro urbano rappresenta uno degli interventi più significativi del nuovo ddl: vengono escluse in modo chiaro le zone produttive, superando ambiguità interpretative del passato.
Questa modifica non è solo tecnica, ma va a supportare i centri storici che negli ultimi anni hanno perso attività e vitalità, per riportare il commercio e i servizi nei cuori delle città contrastando desertificazione e degrado urbano.
Parallelamente, il disegno di legge incentiva con forza il contenimento del consumo di suolo, privilegiando il recupero di aree dismesse e degradate. Anche qui emerge una linea chiara: sviluppo sì, ma non a scapito del territorio.
Medie strutture: regole più chiare
La nuova soglia dei 400 mq per le medie strutture segna un cambio di passo importante. Queste realtà, cresciute molto negli ultimi anni, vengono finalmente inquadrate con maggiore attenzione. Per quelle fuori dai centri storici, vengono estesi gli oneri di sostenibilità, mentre i Comuni devono pianificare le aree idonee.
L’obiettivo è evitare uno sviluppo incontrollato e garantire equilibrio tra grandi distribuzioni, commercio di vicinato e assetto urbanistico.
Commercio in aree pubbliche: più opportunità e meno burocrazia
Il passaggio alla SCIA per il commercio su aree pubbliche semplifica l’accesso all’attività e riduce i tempi. Particolarmente significativa è la valorizzazione degli “hobbisti”: i Comuni potranno istituire mercatini dell’antiquariato e collezionismo e aumentano da 6 a 10 le giornate annue per i non professionisti.
Questa misura ha anche una valenza sociale e territoriale: sostenere eventi locali, turismo e micro economie diffuse, rendendo i centri urbani più vivi e attrattivi.
Liberalizzazione delle edicole
In un settore in crisi come quello della stampa, la Regione sceglie di non introdurre nuovi vincoli ma di confermare la liberalizzazione. I punti vendita potranno continuare a diversificare l’offerta e accedere alle misure di sostegno del commercio tradizionale.
Somministrazione nei negozi
Uno dei passaggi cruciali riguarda la somministrazione non assistita nei negozi di vicinato. La norma consente questa attività, ma introduce limiti chiari: servizio in piedi senza sedute, niente cucina espressa ma solo prodotti pronti, prevalenza dell’attività principale. Questo per favorire nuove opportunità commerciali senza creare concorrenza sleale verso bar e ristoranti, che operano con regole più stringenti. Si tratta quindi di una regolazione che tutela il mercato, evitando distorsioni.
Carburanti e stazioni di servizio
Il passaggio da “stazione di servizio” a “punto di erogazione servizi alla mobilità” rappresenta un cambio di paradigma: non si parla più solo di carburanti tradizionali, ma di energia elettrica, idrogeno e combustibili alternativi. Il Veneto si allinea così alle politiche europee verso la transizione energetica, guardando al ruolo delle infrastrutture energetiche.
La riforma è sostenuta da 10 milioni di euro per il 2026 ed ulteriori stanziamenti per i distretti del commercio, le attività storiche e il commercio di prossimità, a dimostrazione della volontà politica di incidere realmente sul settore.
“Questo disegno di legge non è solo un riordino normativo. E’ una riforma che definisce una nuova centralità dei centri storici, il sostegno alle piccole imprese, regole chiare per la grande distribuzione, e una decisa semplificazione amministrativa. Abbiamo costruito assieme alle categorie un testo che guarda avanti ma parte dai problemi reali: difendiamo il commercio di prossimità e mettiamo ordine nello sviluppo della grande distribuzione. È una riforma che dà risposte alle imprese e ai territori e rafforza la competitività del Veneto”, conclude Bitonci.
(COMMERCIO - SVILUPPO ECONOMICO)
Data ultimo aggiornamento: 30 aprile 2026