Recupero

I soggetti che intendono realizzare e gestire nuovi impianti di recupero di rifiuti devono richiedere ed ottenere un'autorizzazione unificata.

Debutta l’autorizzazione ordinaria unificata per la realizzazione e la gestione degli impianti di recupero, in luogo delle due previste dagli articoli 27 e 28 del d.lgs. n. 22/1997, mentre le comunicazioni d’inizio attività necessarie per intraprendere operazioni di recupero avvalendosi delle “procedure semplificate” devono essere indirizzate alle Sezioni regionali dell’Albo gestori ambientali e non più alle Province.
Le autorizzazioni ottenute con procedura ordinaria o semplificata, così come le iscrizioni all’Albo gestori ambientali, le revoche e le sospensioni vengono inserite in una banca dati nazionale.


 

In prima approssimazione sono operazioni di recupero tutte le "lavorazioni", ad eccezione di quelle rientranti nell’attività di smaltimento dei rifiuti, finalizzate al reinserimento nei cicli produttivi dei materiali di cui si è deciso di disfarsi



Recupero in procedura ordinaria



i soggetti che intendono realizzare e gestire nuovi impianti di smaltimento o di recupero di rifiuti devono presentare apposita domanda alla regione (o alla provincia autonoma o delegata) competente per territorio, allegando:



 

  • il progetto definitivo (non “il progetto esecutivo”, che è ben altra cosa) dell’impianto e

  • la documentazione tecnica prevista per la realizzazione del progetto stesso dalle disposizioni vigenti in materia urbanistica, di tutela ambientale, di salute e di sicurezza sul lavoro e di igiene pubblica.

Inoltre, ove l’impianto debba essere sottoposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale statale ai sensi della normativa vigente, alla domanda deve essere allegata anche la comunicazione del progetto all’autorità competente a detti fini.



 

Istruttoria per l’approvazione

Ai sensi dell’art. 208, comma 3, del d.lgs. n. 152/2006, entro trenta giorni dal ricevimento da parte della regione (o provincia autonoma o delegata) della domanda:

  • deve essere nominato il responsabile del procedimento e

  • deve essere convocata l’apposita conferenza di servizi cui partecipano:
    – i responsabili degli uffici regionali competenti,
    – i rappresentanti delle autorità d’ambito e degli enti locali interessati,
    – il richiedente l’autorizzazione o un suo rappresentante (su invito comunicato con preavviso di almeno 20 giorni).

La documentazione allegata alla domanda di autorizzazione deve essere inviata ai componenti della conferenza di servizi almeno venti giorni prima della data fissata per la riunione.


Entro i successivi 90 giorni la conferenza:

  1. procede alla valutazione del progetto;

  2. acquisisce e valuta tutti gli elementi relativi alla compatibilità del progetto con le esigenze ambientali e territoriali;

  3. acquisisce, ove previsto dalla normativa vigente, la valutazione di compatibilità ambientale;

  4. trasmette le proprie conclusioni con i relativi atti alla regione.



 



 



 



 

Provvedimento conclusivo

Ai sensi dell’art. 208, comma 6, del d.lgs. n. 152/2006, sulla base delle risultanze della conferenza di servizi, entro 30 giorni dal ricevimento delle conclusioni della stessa, la regione:



 

  • approva il progetto e

  • autorizza la realizzazione e la gestione dell’impianto.



 

L’approvazione



 

  • sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali;

  • costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico;

  • comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori.



 

In tutta evidenza vi è una stretta correlazione tra:



 

  • la «la documentazione tecnica prevista per la realizzazione del progetto dalle disposizioni vigenti in materia urbanistica, di tutela ambientale, di salute e sicurezza sul lavoro e di igiene pubblica» che deve essere allegata all’istanza di approvazione del progetto definitivo (si ripete: non del progetto esecutivo);

  • la composizione della «conferenza» che provvede all’istruttoria;

  • il contenuto dell’attività istruttoria, in particolare per la parte in cui la conferenza «acquisisce e valuta tutti gli elementi relativi alla compatibilità del progetto con le esigenze ambientali e territoriali»;

  • gli effetti sostitutivi del provvedimento conclusivo;



 

nel senso che la «approvazione del progetto e autorizzazione alla realizzazione e gestione» sostituisce (può sostituire) visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali e costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico comunale, in tanto in quanto:



 

  • il richiedente l’autorizzazione ha presentato tutta la documentazione tecnica prevista per legge come necessaria e sufficiente per l’ottenimento (in via ordinaria) dei visti, pareri, autorizzazioni e concessioni che vengono sostituiti (meglio sarebbe dire: incorporati) nel provvedimento finale;

  • partecipano alla conferenza, e quindi sono co-istruttori, i rappresentanti degli organi ed enti ai quali, in via ordinaria, competerebbe il rilascio di detti visti, pareri, autorizzazioni e concessioni.



 

L’istruttoria della domanda si conclude entro 150 giorni dalla presentazione della domanda. L’autorizzazione unica è concessa per un periodo determinato (dieci anni) ed è rinnovabile. A tal fine (al fine cioè di ottenere un rinnovo tempestivo), almeno 180 giorni prima dalla scadenza dell’autorizzazione, deve essere presentata apposita domanda alla regione (o alla provincia autonoma o delegata) che decide entro la scadenza dell’autorizzazione stessa.


Ai sensi dell’art. 208, comma 11, del d.lgs. n. 152/2006, i contenuti dell’autorizzazione, ovviamente da determinarsi in concreto in relazione allo specifico impianto ed operazione da autorizzarsi, consistono, in particolare, nell’individuazione:



 

  • dei tipi e dei quantitativi di rifiuti da recuperare o da smaltire;

  • dei requisiti tecnici, con particolare riferimento alla compatibilità del sito, alle attrezzature utilizzate, ai tipi ed ai quantitativi massimi di rifiuti ed alla conformità dell’impianto al progetto approvato;

  • delle precauzioni da prendere in materia di sicurezza e igiene ambientale;

  • della localizzazione dell’impianto da autorizzare;

  • del metodo di trattamento e di recupero;

  • delle prescrizioni per la messa in sicurezza, chiusura dell’impianto e ripristino del sito;

  • delle garanzie finanziarie richieste;

  • della data di scadenza dell’autorizzazione;

  • dei limiti di emissione in atmosfera per i processi di trattamento termico dei rifiuti.

     

Recupero in procedura semplificata

Le attività di recupero di cui all’allegato C del d.lgs. n. 152/2006 possono essere sottoposte alle procedure semplificate; infatti, l’esercizio di tali operazioni di recupero può essere intrapreso decorsi 90 giorni dalla presentazione alla Sezione regionale dell’albo nazionale dei gestori ambientali di una comunicazione di inizio attività corredata da una relazione, i cui contenuti devono essere definiti dalle regioni ai sensi dell’art. 196, comma 1, lett. m) d.lgs. n. 152/2006.
Da detta relazione comunque, anche a prescindere dall’intervenuta regolamentazione regionale, deve risultare:

  • il rispetto delle norme tecniche e delle condizioni specifiche di cui all’art. 216, comma1;

  • il possesso dei requisiti soggettivi richiesti per la gestione dei rifiuti (che lo stato dovrà determinare ai sensi dell’art. 195, comma 2, lett. h));

  • le attività di recupero che si intendono svolgere;

  • lo stabilimento, la capacità di recupero e il ciclo di trattamento o di combustione nel quale i rifiuti stessi sono destinati ad essere recuperati;

  • le caratteristiche merceologiche dei prodotti derivanti dai cicli di recupero.

La Sezione regionale dell’albo nazionale dei gestori ambientali iscrive in un apposito registro le imprese che hanno effettuato la comunicazione e, entro 90 giorni, verifica la sussistenza dei presupposti e dei requisiti (art. 216, comma 3 d.lgs. n. 152/2006) (Se le operazioni di recupero hanno per oggetto rifiuti elettrici ed elettronici o veicoli fuori uso, oppure consistono nell’esercizio di impianti di coincenerimento, l'avvio delle attività è subordinato all'effettuazione di una visita preventiva, da parte della Provincia competente per territorio, che deve essere effettuata entro sessanta giorni dalla presentazione della comunicazione d’inizio attività), potendo proporre alla provincia di vietare l’inizio o la prosecuzione dell’attività qualora accerti il mancato rispetto di detti presupposti e requisiti (art. 216, comma 4), salvo che l’Interessato non provveda a conformare alla normativa vigente l’attività e di suoi effetti entro il termine e secondo le prescrizioni stabiliti dall’amministrazione.

La comunicazione deve essere rinnovata ogni cinque anni ed in caso di modifica sostanziale (art. 216, comma 5).

Con il decreto ministeriale 5 febbraio 1998 si è provveduto alla "Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero “

Con il decreto ministeriale 12 giugno 2002, n. 161 è stato completato il quadro normativo del recupero in regime semplificato adottando il "Regolamento relativo all’individuazione dei rifiuti pericolosi che è possibile ammettere alle procedure semplificate"



 



 



 



Data ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2013