Nozioni generali

È rifiuto tutto ciò di cui il detentore si disfa, ha deciso o ha l’obbligo di disfarsi, come è stato ormai definitivamente sancito anche dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee, pervenendo alla conclusione che "l’ambito di applicazione della nozione di rifiuto dipende dal significato del termine "disfarsi"." (Corte di Giustizia, sentenza 18 aprile 2002, causa C-9/00).

Tutti i rifiuti debbono essere codificati in base al vigente elenco europeo dei rifiuti (o CER).

Definizioni:

rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell’allegato A alla parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi;
produttore: la persona la cui attività ha prodotto rifiuti cioè il produttore iniziale e la persona che ha effettuato operazioni di pretrattamento, di miscuglio o altre operazioni che hanno mutato la natura o la composizione di detti rifiuti;
detentore: il produttore dei rifiuti o il soggetto che li detiene;
gestione: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni, nonché il controllo delle discariche dopo la chiusura;
raccolta: l’operazione di prelievo, di cernita o di raggruppamento dei rifiuti per il loro trasporto;
raccolta differenziata: la raccolta idonea, secondo criteri di economicità, efficacia, trasparenza ed efficienza, a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee, al momento della raccolta o, per la frazione organica umida, anche al momento del trattamento, nonché a raggruppare i rifiuti di imballaggio separatamente dagli altri rifiuti urbani, a condizione che tutti i rifiuti sopra indicati siano effettivamente destinati al recupero.
smaltimento: ogni operazione finalizzata a sottrarre definitivamente una sostanza, un materiale o un oggetto dal circuito economico e/o di raccolta e, in particolare, le operazioni previste nell’allegato B alla parte quarta del presente decreto;
recupero: le operazioni che utilizzano rifiuti per generare materie prime secondarie, combustibili o prodotti, attraverso trattamenti meccanici, termici, chimici o biologici, incluse la cernita o la selezione, e, in particolare, le operazioni previste nell’allegato C alla parte quarta del del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152;
luogo di produzione dei rifiuti: uno o più edifici o stabilimenti o siti infrastrutturali collegati tra loro all’interno di un’area delimitata in cui si svolgono le attività di produzione dalle quali sono originati i rifiuti;
stoccaggio: le attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D15 dell’allegato B alla parte quarta del presente decreto, nonché le attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di materiali di cui al punto R13 dell’allegato C alla medesima parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152;
deposito temporaneo: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, alle seguenti condizioni:

  • i rifiuti depositati non devono contenere policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani, policlorodibenzofenoli in quantità superiore a 2,5 parti per milione (ppm), né policlorobifenile e policlorotrifenili in quantità superiore a 25 parti per milione (ppm);

  • i rifiuti pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo le seguenti modalità alternative, a scelta del produttore:
    con cadenza almeno bimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito;
    oppure
    quando il quantitativo di rifiuti pericolosi in deposito raggiunga i 10 metri cubi. in ogni caso, allorchè il quantitativo di rifiuti non superi i 10 metri cubi l’anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno;
    oppure
    limitatamente al deposito temporaneo effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole minori, entro il termine di durata massima di un anno, indipendentemente dalle quantità;

  • i rifiuti non pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo le seguenti modalità alternative, a scelta del produttore:
    con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito;
    oppure
    quando il quantitativo di rifiuti non pericolosi in deposito raggiunga i 20 metri cubi. in ogni caso, allorchè il quantitativo di rifiuti non superi i 20 metri cubi l’anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno;
    oppure
    limitatamente al deposito temporaneo effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole minori, entro il termine di durata massima di un anno, indipendentemente dalle quantità;

  • il deposito temporaneo deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;

  • devono essere rispettate le norme che disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura dei rifiuti pericolosi;

sottoprodotto: i prodotti dell’attività dell’impresa che, pur non costituendo l’oggetto dell’attività principale, scaturiscono in via continuativa dal processo industriale dell’impresa stessa e sono destinati ad un ulteriore impiego o al consumo. Non sono soggetti alle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto i sottoprodotti di cui l’impresa non si disfi, non sia obbligata a disfarsi e non abbia deciso di disfarsi ed in particolare i sottoprodotti impiegati direttamente dall’impresa che li produce o commercializzati a condizioni economicamente favorevoli per l’impresa stessa direttamente per il consumo o per l’impiego, senza la necessità di operare trasformazioni preliminari in un successivo processo produttivo; a quest’ultimo fine, per trasformazione preliminare s’intende qualsiasi operazione che faccia perdere al sottoprodotto la sua identità, ossia le caratteristiche merceologiche di qualità e le proprietà che esso già possiede, e che si rende necessaria per il successivo impiego in un processo produttivo o per il consumo. L’utilizzazione del sottoprodotto deve essere certa e non eventuale. Rientrano altresì tra i sottoprodotti non soggetti alle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto le ceneri di pirite, polveri di ossido di ferro, provenienti dal processo di arrostimento del minerale noto come pirite o solfuro di ferro per la produzione di acido solforico e ossido di ferro, depositate presso stabilimenti di produzione dismessi, aree industriali e non, anche se sottoposte a procedimento di bonifica o di ripristino ambientale. Al fine di garantire un impiego certo del sottoprodotto, deve essere verificata la rispondenza agli standard merceologici, nonché alle norme tecniche, di sicurezza e di settore e deve essere attestata la destinazione del sottoprodotto ad effettivo utilizzo in base a tali standard e norme tramite una dichiarazione del produttore o detentore, controfirmata dal titolare dell’impianto dove avviene l’effettivo utilizzo. L’utilizzo del sottoprodotto non deve comportare per l’ambiente o la salute condizioni peggiorative rispetto a quelle delle normali attività produttive;
frazione umida: rifiuto organico putrescibile ad alto tenore di umidità, proveniente da raccolta differenziata o selezione o trattamento dei rifiuti urbani;
frazione secca: rifiuto a bassa putrescibilità e a basso tenore di umidità proveniente da raccolta differenziata o selezione o trattamento dei rifiuti urbani, avente un rilevante contenuto energetico;
materia prima secondaria: sostanza o materia avente le caratteristiche stabilite ai sensi dell’articolo 181;
combustibile da rifiuti (CDR): il combustibile classificabile, sulla base delle norme tecniche UNI 9903-1 e successive modifiche ed integrazioni, come RDF di qualità normale, che è recuperato dai rifiuti urbani e speciali non pericolosi mediante trattamenti finalizzati a garantire un potere calorifico adeguato al suo utilizzo, nonché a ridurre e controllare:

  1. il rischio ambientale e sanitario;

  2. la presenza di materiale metallico, vetri, inerti, materiale putrescibile e il contenuto di umidità;

  3. la presenza di sostanze pericolose, in particolare ai fini della combustione;

combustibile da rifiuti di qualità elevata (CDR-Q): il combustibile classificabile, sulla base delle norme tecniche UNI 9903-1 e successive modifiche ed integrazioni, come RDF di qualità elevata, cui si applica l’articolo 229 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152;
compost da rifiuti: prodotto ottenuto dal compostaggio della frazione organica dei rifiuti urbani nel rispetto di apposite norme tecniche finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la tutela ambientale e sanitaria e, in particolare, a definirne i gradi di qualità;
materia prima secondaria per attività siderurgiche e metallurgiche la cui utilizzazione è certa e non eventuale:
rottami ferrosi e non ferrosi derivanti da operazioni di recupero completo e rispondenti a specifiche Ceca, Aisi, Caef, Uni, Euro o ad altre specifiche nazionali e internazionali, individuate entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della parte quarta del presente decreto con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio di concerto con il Ministro delle attività produttive, non avente natura regolamentare;
i rottami o scarti di lavorazioni industriali o artigianali o provenienti da cicli produttivi o di consumo, esclusa la raccolta differenziata, che possiedono in origine le medesime caratteristiche riportate nelle specifiche di cui al numero 1). I fornitori e produttori di materia prima secondaria per attività siderurgiche appartenenti a Paesi esteri presentano domanda di iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali, ai sensi dell’articolo 212, comma 12 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al numero 1);
gestore del servizio di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti: l’impresa che effettua il servizio di gestione dei rifiuti, prodotti anche da terzi, e di bonifica dei siti inquinati ricorrendo, coordinandole, anche ad altre imprese, in possesso dei requisiti di legge, per lo svolgimento di singole parti del servizio medesimo. L’impresa che intende svolgere l’attività di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti deve essere iscritta nelle categorie di intermediazione dei rifiuti e bonifica dei siti dell’Albo di cui all’articolo 212 nonché nella categoria delle opere generali di bonifica e protezione ambientale stabilite dall’allegato A annesso al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 25 gennaio 2000, n. 34;
emissioni: qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera che possa causare inquinamento atmosferico;
scarichi idrici: qualsiasi immissione di acque reflue in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione;
inquinamento atmosferico: ogni modifica atmosferica dovuta all’introduzione nell’aria di una o più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da ledere o costituire un pericolo per la salute umana o per la qualità dell’ambiente oppure tali da ledere i beni materiali o compromettere gli usi legittimi dell’ambiente;
gestione integrata dei rifiuti: il complesso delle attività volte ad ottimizzare la gestione dei rifiuti, ivi compresa l’attività di spazzamento delle strade, come definita alla lettera d) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152;
spazzamento delle strade: modalità di raccolta dei rifiuti su strada.

Deposito temporaneo

In base al d.lgs. n. 22/1997 era deposito temporaneo “il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti alle seguenti condizioni:

  1. ;

  2. i rifiuti pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento con cadenza almeno bimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito, ovvero, in alternativa, quando il quantitativo di rifiuti pericolosi in deposito raggiunge i 10 metri cubi; il termine di durata del deposito temporaneo è di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i 10 metri cubi nell’anno o se, indipendentemente dalle quantità, il deposito temporaneo è effettuato in stabilimenti localizzati nelle isole minori;

  3. i rifiuti non pericolosi …” (art. 6, comma 1, lett. m) del d.lgs. n. 22/1997).

In base al nuovo d.lgs. n. 152/2006, invece, il deposito temporaneo è definito come “il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti alle seguenti condizioni:

  1. ;

  2. i rifiuti pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo le seguenti modalità alternative, a scelta del produttore:
    2.1) con cadenza almeno bimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito;
    oppure
    2.2) quando il quantitativo di rifiuti pericolosi in deposito raggiunga i 10 metri cubi. In ogni caso, … non può avere durata superiore ad un anno …” (art. 183, comma 1, lett. m).

Il nuovo criterio per definire i limiti quantitativi e temporali del deposito temporaneo di rifiuti nel luogo di produzione consente al produttore valutare la strategia più adeguata alle specifiche circostanze. Si potrà scegliere, infatti, di stoccarne una quantità illimitata garantendo un’asportazione almeno trimestrale dei rifiuti non pericolosi e bimestrale dei pericolosi, oppure optare per una frequenza di avvio allo smaltimento o al recupero almeno annuale, assicurando però in questo caso che il quantitativo posto in deposito non superi i venti o i dieci metri cubi, rispettivamente per i rifiuti pericolosi e i non pericolosi.

Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD)

Ai fini della formazione ed aggiornamento del "catasto dei rifiuti" (ossia della presentazione del cosiddetto "MUD"), “Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e di trasporto di rifiuti, compresi i commercianti e gli intermediari di rifiuti senza detenzione, ovvero svolge le operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti, nonché le imprese e gli enti che producono rifiuti pericolosi [...] ed i consorzi istituiti con le finalità di recuperare particolari tipologie di rifiuto comunicano annualmente alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura territorialmente competenti, con le modalità previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, le quantità e le caratteristiche qualitative dei rifiuti oggetto delle predette attività.”. (art. 189, comma 3, del d.lgs. n. 152/2006)
Le imprese di qualsiasi dimensione dal 29 aprile dichiarano perciò nel MUD solo i rifiuti pericolosi, mentre prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 152/2006 questa possibilità era prevista esclusivamente per gli imprenditori artigiani con un numero di dipendenti non superiore a tre.
Non è più necessario, infatti, documentare per mezzo della dichiarazione ambientale la produzione degli scarti non pericolosi derivanti da lavorazioni artigianali o industriali. L’agevolazione è prevista esclusivamente per quelle imprese che non esercitano un’attività professionale di trasporto, intermediazione, commercio, recupero o smaltimento: per gli operatori della gestione dei rifiuti le regole restano invariate.
Se in termini generali i produttori di rifiuti speciali saranno tenuti a presentare la dichiarazione ambientale esclusivamente con riferimento ai rifiuti pericolosi, è però opportuno precisare che nel nuovo decreto legislativo viene confermato l’esonero dall’obbligo previsto per le imprese e che hanno conferito rifiuti pericolosi al servizio pubblico di raccolta “previa apposita convenzione”. Questa esenzione è riferita esclusivamente alle tipologie ed alle quantità di rifiuti pericolosi effettivamente conferiti al servizio pubblico e, naturalmente, è applicabile solo negli sporadici casi in cui i Comuni hanno istituito un servizio integrativo di raccolta per scarti produttivi di questo tipo. 
Le nuove disposizioni escludono inoltre le imprese, con l’eccezione costituita dalle aziende che hanno attivato un proprio sistema di restituzione degli imballaggi, dall’obbligo di compilazione della sezione imballaggi del MUD.

Classificazione dei rifiuti
(articolo 198, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152)

I rifiuti sono classificati :
secondo l’origine in: rifiuti urbani; rifiuti speciali;
secondo le caratteristiche di pericolosità in: rifiuti non pericolosi; rifiuti pericolosi.

Rifiuti urbani
a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;
b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell’articolo 198, comma 2, lettera g) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;
d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;
e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;
f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), c) ed e).

Rifiuti speciali
a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali;
b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall’articolo 186 (del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152);
c) i rifiuti da lavorazioni industriali, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 185, comma 1, lettera i) (del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152);
d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;
e) i rifiuti da attività commerciali;
f) i rifiuti da attività di servizio;
g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;
i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti;
l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti;
m) il combustibile derivato da rifiuti;
n) i rifiuti derivati dalle attività di selezione meccanica dei rifiuti solidi urbani. 
Rifiuti (ex) tossici e nocivi

La categoria dei rifiuti tossici e nocivi formalmente non esiste più, quanto meno nella nuova legislazione specifica per la gestione dei rifiuti.



Data ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2013