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COVID. REGIONE VENETO SI CONFRONTA CON I PEDIATRI SU IPOTESI DI AUTOCERTIFICAZIONE PER RIENTRO A SCUOLA DEI RAGAZZI. ASSESSORE, “IL PROBLEMA E’ IRRISOLTO. LINEE GUIDA NAZIONALI POCO CHIARE. CERCHIAMO DI AIUTARE LE FAMIGLIE”

17 settembre 2020

Comunicato n° 1318

(AVN) Venezia, 17 settembre 2020

 

“Le modalità del rientro a scuola di ragazzi inviati a casa perché presentano sintomi influenzali, o semplicemente da raffreddamento, sono un problema nazionale al quale non è ancora stata data un risposta. Per questo, in Veneto, ci stiamo confrontando con le organizzazioni professionali dei pediatri per cercare di chiarire i dubbi che tanti genitori stanno avendo, irrisolti dalle linee guida nazionali, e tuttora in assenza di un preciso quadro di riferimento e della validazione del tampone rapido per Covid-19”.

 

Lo riferisce l’Assessore alla Sanità del Veneto, in relazione alle molte segnalazioni di genitori che vengono chiamati dalla scuola dei loro figli perché presentano qualche sintomo e invitati a portarli a casa, o che già si trovavano a casa, ma non sanno come comportarsi per la gestione del rientro in classe.

 

“Cerchiamo di dare un aiuto alle famiglie – precisa l’esponente di Palazzo Balbi – nella consapevolezza che, comunque, tutto deve avvenire nel più profondo rispetto delle necessità di salute pubblica e stiamo valutando con i pediatri la possibilità di creare un’autocertificazione standard grazie alla quale i ragazzi possano rientrare a scuola con modalità chiare, celeri e sicure”.

 

Il documento che la Regione Veneto sta valutando con il mondo della pediatria consiste in un’autocertificazione, firmata dal genitore o dal titolare della responsabilità genitoriale, nel quale il firmatario dichiarerebbe di aver contattato il medico curante e di essersi attenuto alle sue indicazioni rispetto alla terapia e al numero di giorni di assenza da scuola, specificando che il medico non ha ritenuto necessaria l’esecuzione del tampone per Covid-19.

 

“Al momento è un’ipotesi al vaglio e al confronto con i professionisti interessati – conclude l’Assessore – e ritengo che una decisione comune possa arrivare in tempi relativamente brevi”.



Data ultimo aggiornamento: 17 settembre 2020

a aziCORONAVIRUS. IN VENETO FASE 2 IN SICUREZZA PER LE ATTIVITA’ PRODUTTIVE. OK GIUNTA REGIONALE A UN MANUALE E A UN PROGETTO PILOTA CON 70 AZIENDE E 13.000 LAVORATORIende che si apprestano a ripartire, secondo le disposizioni dei provvedimenti governativi, per consentire loro una ripresa delle attività in sicurezza. Si divide in 10 diverse indicazioni operative, ognuna delle quali viene approfondita fin nei minimi particolari: • Pulizia, decontaminazione e aerazione degli ambienti di lavoro. • Informazione ai lavoratori e a tutti i frequentatori dell’azienda. • Limitazione delle occasioni di contatto. • Rilevazione della temperatura corporea. • Distanziamento tra le persone. • Igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie. • Dispositivi di protezione individuale. • Uso razionale e giustificato dei test di screening. • Gestione degli eventuali casi positivi. • Ruolo del Medico competente. Il Progetto Pilota, che interessa 70 aziende di tutto il Veneto, per un totale di 13.000 lavoratori, segue quello già attuato con 8 ditte padovane e 1.200 lavoratori che aveva dato esisti molto positivi, con un tasso di positività dello 0,4. Questo maxi ampliamento progettuale è finalizzato a testare il modello (sanitario, organizzativo e informativo) per la riapertura e la prosecuzione delle attività produttive e valutarne l’estensione e la sostenibilità su scala più ampia. Gli obbiettivi specifici sono: • Individuazione dei flussi informativi e delle modalità di contatto più appropriate , tra le singole aziende e le strutture del sistema Sanitario Regionale, per la circolazione delle informazioni, anche sanitarie, ritenute necessarie per la tutela della salute pubblica e del lavoratore. • Caratterizzazione epidemiologica della diffusione del virus nella popolazione lavorativa, mediante l’individuazione di soggetti già infettati, guariti, immunizzati e suscettibili. • Acquisizione di informazioni sulla sieroprevalenza e su suoi eventuali determinanti (come area geografica, classe di età, genere, mansione lavorativa. • Acquisizione, nelle more di un intervento di armonizzazione nazionale, di elementi informativi utili a individuare l’utilizzo più appropriato dei diversi test diagnostici e di screening disponibili, nonché a supportare il processo di validazione dei diversi test sierologici da parte delle strutture tecnico-scientifiche preposte. • Verifica dell’efficacia delle misure di contenimento attuate negli ambienti di lavoro e acquisizione di elementi per valutare eventuali azioni correttive.