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CORONAVIRUS. CRESCE A SCHIAVONIA L’OSPEDALE DA CAMPO DONATO DAL QATAR. SOPRALLUGO DI BOTTACIN, “E’ MOLTO DI PIU’ DI QUESTO. MENTRE COSTRUIAMO CREIAMO ANCHE LA MANUALISTICA CHE NON C’E’. VOLONTARI ECCEZIONALI”.

23 aprile 2020

Comunicato n° 613

(AVN) Venezia, 23 aprile 2020

 

“Questo non è un semplice ospedale da campo. E’ molto di più e, quando sarà finito, sarà molto simile a un ospedale tradizionale. Grazie al Qatar che ce lo ha donato e grazie a tutti i volontari che si stanno facendo in quattro per rispettare il cronoprogramma e per montare presto ma soprattutto bene una struttura molto complessa e composta da materiali di qualità molto elevata. Protezione Civile e Sanità regionali stanno lavorando in totale e quotidiana sinergia. Noi trasportiamo, stocchiamo, montiamo, loro si occupano dell’organizzazione specifica perché le dotazioni e le cure siano al massimo, sia dal punto di vista scientifico che da quello strutturale”.

 

Lo ha detto l’Assessore alla Protezione Civile della Regione Veneto, che oggi ha visitato il cantiere nell’area del covid-hospital di Schiavonia (Padova) dove si sta allestendo l’ospedale da campo donato dal Qatar all’Italia e destinato al Veneto.

 

Con volontari e tecnici della Protezione Civile del Veneto sono all’opera i militari del Terzo Stormo dell’Aeronautica e i Vigili del Fuoco.

 

La struttura sta nascendo su un’area complessiva di 8.000 metri quadrati ed ha una superficie coperta di 5.200 metri quadrati. Vi lavorano tra 50 ne 80 persone al giorno a seconda delle diverse fasi realizzative. Si compone di tre blocchi, due destinati a letti di terapia intensiva (saranno 24, molto distanziati tra loro) e uno più grande che ospiterà letti di malattie infettive. La struttura è concepita per essere estremamente flessibile ed è in grado di ospitare agevolmente tra 150 e 200 posti letto. Al momento è concepita con spazi molti ampi tra un letto e l’altro, essendo pensata per malati molto particolari e per la massima facilità e sicurezza di lavoro di medici e infermieri.

 

“Stiamo montando il tutto con la massima attenzione, anche a costo di impiegare qualche ora in più – ha detto Bottacin – perché contemporaneamente viene realizzata tutta la manualistica di allestimento, che non c’è, perché anche il Qatar, che l’ha comprato e ce l’ha donato, non ha finora avuto modo di fare un montaggio. Questo è il primo, ed è importantissimo che, quando verrà disinstallato da Schiavonia, ci sia nero su bianco tutto il know how tecnico per rimontarlo il più velocemente possibile se e dove (speriamo mai) potrà servire di nuovo”.  

 

“La struttura – ha ribadito Bottacin - resterà operativa a Schiavonia per il tempo necessario, poi verrà smontata e stoccata in una diversa area (se ne stanno valutando alcune), sempre in prossimità di un ospedale e di viabilità adatta, per essere pronta in ogni occasione”.

“Oggi - ha detto ancora l’Assessore – un pensiero di gratitudine va rivolto a tutta la straordinaria macchina del volontariato di protezione civile. Al fronte, negli ospedali, ci sono i nostri angeli in camice, e nelle retrovie migliaia di uomini e donne aiutano, trasportano di tutto, dalle mascherine a un ospedale da campo, collaborano ovunque sia richiesto. Tempo e fatica completamente donati alla collettività. Dico loro grazie citando un dato straordinario: finora i nostri volontari hanno prodotto 65.000 giornate/persona di lavoro. Oggi, in Veneto, ce n’erano al lavoro non meno di 2.000 e ogni giorno è così e, se serve, anche di più”.

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Data ultimo aggiornamento: 23 aprile 2020

a aziCORONAVIRUS. IN VENETO FASE 2 IN SICUREZZA PER LE ATTIVITA’ PRODUTTIVE. OK GIUNTA REGIONALE A UN MANUALE E A UN PROGETTO PILOTA CON 70 AZIENDE E 13.000 LAVORATORIende che si apprestano a ripartire, secondo le disposizioni dei provvedimenti governativi, per consentire loro una ripresa delle attività in sicurezza. Si divide in 10 diverse indicazioni operative, ognuna delle quali viene approfondita fin nei minimi particolari: • Pulizia, decontaminazione e aerazione degli ambienti di lavoro. • Informazione ai lavoratori e a tutti i frequentatori dell’azienda. • Limitazione delle occasioni di contatto. • Rilevazione della temperatura corporea. • Distanziamento tra le persone. • Igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie. • Dispositivi di protezione individuale. • Uso razionale e giustificato dei test di screening. • Gestione degli eventuali casi positivi. • Ruolo del Medico competente. Il Progetto Pilota, che interessa 70 aziende di tutto il Veneto, per un totale di 13.000 lavoratori, segue quello già attuato con 8 ditte padovane e 1.200 lavoratori che aveva dato esisti molto positivi, con un tasso di positività dello 0,4. Questo maxi ampliamento progettuale è finalizzato a testare il modello (sanitario, organizzativo e informativo) per la riapertura e la prosecuzione delle attività produttive e valutarne l’estensione e la sostenibilità su scala più ampia. Gli obbiettivi specifici sono: • Individuazione dei flussi informativi e delle modalità di contatto più appropriate , tra le singole aziende e le strutture del sistema Sanitario Regionale, per la circolazione delle informazioni, anche sanitarie, ritenute necessarie per la tutela della salute pubblica e del lavoratore. • Caratterizzazione epidemiologica della diffusione del virus nella popolazione lavorativa, mediante l’individuazione di soggetti già infettati, guariti, immunizzati e suscettibili. • Acquisizione di informazioni sulla sieroprevalenza e su suoi eventuali determinanti (come area geografica, classe di età, genere, mansione lavorativa. • Acquisizione, nelle more di un intervento di armonizzazione nazionale, di elementi informativi utili a individuare l’utilizzo più appropriato dei diversi test diagnostici e di screening disponibili, nonché a supportare il processo di validazione dei diversi test sierologici da parte delle strutture tecnico-scientifiche preposte. • Verifica dell’efficacia delle misure di contenimento attuate negli ambienti di lavoro e acquisizione di elementi per valutare eventuali azioni correttive.