Dall'Ue 33 miliardi per le infrastrutture con il "Meccanismo per collegare l'Europa"

22/10/2014
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Dal Bollettino europeo nr. 10 - ottobre 2014

N.B.: la scheda completa sui bandi CEF è disponibile all'interno del Bollettino europeo.

L’11 Settembre 2014 sono state pubblicate le prime call for proposals del “Meccanismo per Collegare l’Europa” (Connecting Europe Facility, - CEF ) relative al settore dei trasporti.

Nell’ambito del nuovo periodo di programmazione 2014-2020, la Commissione europea ha creato un nuovo strumento integrato per gli investimenti destinati alle infrastrutture prioritarie dell’Unione nei settori dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni: il “Meccanismo per Collegare l’Europa” (Connecting Europe Facility, - CEF - ). Con una dotazione finanziaria di circa 33,2 miliardi di euro per il settennio, questo Programma sostituisce i precedenti TEN-T, TEN-E e Marco Polo II, del precedente periodo di programmazione 2007-2013.

L’obiettivo del Meccanismo è conseguire la coesione economica, sociale e territoriale all’interno dell’Unione, proponendo un programma di finanziamento unico per questi tre settori. In questo modo l’UE mira a completare i collegamenti mancanti in questi ambiti, cercando allo stesso tempo di rendere l’economia europea più sostenibile, sempre in linea con la strategia Europa 2020.

Connecting Europe Facility porterà benefici a tutti i cittadini degli Stati membri, in quanto renderà più facile e sostenibile viaggiare, rafforzerà la sicurezza energetica dell’Europa consentendo un più ampio uso delle rinnovabili ed infine contribuirà a modernizzare l’amministrazione pubblica nel territorio europeo, rendendo disponibili molti servizi on-line.

La Commissione ha concentrato la maggior parte delle risorse disponibili nel settore dei trasporti, triplicando il budget della precedente programmazione e innanzandolo fino a 26 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 (di cui circa 11,3 miliardi trasferiti dal Fondo di Coesione). Si tratta di un intervento, a suo modo, storico: l’importo appena stanziato è il maggiore finanziamento mai destinato dall’Ue alle infrastrutture di trasporto. Un’opportunità che, secondo il Commissario europeo per i Trasporti e Vicepresidente della Commissione Barroso Siim Kallas, “gli Stati membri devono cogliere per avere migliori collegamenti, essere più competitivi e garantire spostamenti più rapidi e confortevoli a cittadini e imprese”.

Un simile incremento dei fondi destinati al settore dei trasporti è giustificabile soprattutto se si considera che, secondo i dati in possesso della Commissione, il trasporto merci è destinato a crescere del 80% entro il 2050, e il trasporto di passeggeri più del 50%.
Solo le azioni che contribuiscono a progetti di interesse comune, così come definito dal Regolamento TEN-T, nonché le azioni di sostegno al programma sono ammesse a beneficiare di un'assistenza finanziaria dell’Unione sotto forma di sovvenzioni, appalti e strumenti finanziari.

Le proposte possono essere presentate alla Commissione da uno o più Stati membri o, previo accordo degli Stati membri interessati, dagli organismi internazionali, dalle imprese comuni o da imprese oppure organismi pubblici o privati stabiliti negli Stati membri.

Il Meccanismo per Collegare l’Europea prevede tre obiettivi specifici per il settore trasporti:

eliminare le strozzature, accrescere l'interoperabilità ferroviaria, realizzare i collegamenti mancanti e, in particolare, migliorare le tratte transfrontaliere;
garantire nel lungo periodo sistemi di trasporto sostenibili ed efficienti, al fine di prepararsi ai futuri flussi di trasporto previsti e di consentire la decarbonizzazione di tutti i modi di trasporto mediante la transizione verso tecnologie di trasporto innovative a basse emissioni di carbonio ed efficienti sul piano energetico, ottimizzando nel contempo la sicurezza;
ottimizzare l'integrazione e l'interconnessione dei modi di trasporto e accrescere l'interoperabilità dei servizi di trasporto, assicurando nel contempo l'accessibilità alle infrastrutture di trasporto.

La stragrande maggioranza dei finanziamenti si concentrerà su progetti transfrontalieri sulla base del primo obiettivo, ed in particolare sui TEN-T Core Network Corridors. Si tratta di nove corridoi che, insieme, formeranno la rete centrale dei trasporti, rivoluzionando i collegamenti est-ovest e snellendo le operazioni transfrontaliere di trasporto per le imprese e i cittadini in tutta l’Ue.

La nuova rete centrale, che sarà istituita entro il 2030, vedrà il Veneto come importante crocevia di ben tre corridoi principali: il corridoio Baltico-Adriatico, quello Mediterraneo e o Scandinavo-Mediterraneo. Un’opportunità dunque per il territorio, sia in termini di sviluppo economico che di posti di lavoro, considerato anche che questa rete centrale dovrà poi essere integrata sia a livello nazionale che regionale.

A marzo 2014 la Commissione Europea ha adottato due programmi di lavoro attuativi del Regolamento CEF, uno su base pluriennale e l’altro annuale, che specificano le priorità di finanziamento e l'importo del sostegno economico da impegnare in queste prime call. Il Programma di Lavoro Multiannuale stanzia un budget di 11 miliardi di euro per i progetti pre-identificati dall’Allegato I al Regolamento di maggiori dimensioni e di lunga durata, mentre l’altro, dedicato a investimenti di minori dimensioni, prevede un bilancio di un miliardo di euro per il 2014. La Commissione si aspetta dall’allocazione di queste risorse anche un possibile “effetto leva” in grado di moltiplicare, con un rapporto di 1 a 15, l’iniziale contributo europeo, attraverso degli strumenti finanziari studiati per favorire gli investimenti privati.

Sulla scorta dell’esperienza maturata nel quadro finanziario attuale, in collaborazione con la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), sono già stati attivati in portafoglio due strumenti: lo strumento di garanzia sui prestiti per i progetti riguardanti le reti transeuropee di trasporto (LGTT) e l’iniziativa dei Project Bond (PBI). Il primo fornisce una garanzia a favore di una linea di liquidità di riserva che non supera, generalmente, il 10% dell’importo complessivo del debito privilegiato, ma che può raggiungere il 20% in casi eccezionali. Il secondo strumento, la cui fase pilota è iniziata nel 2012, prevede un budget 230 milioni di euro, da ripartire su progetti infrastrutturali rientranti nel settore dei trasporti (TEN–T fino a 200 mln), dell’energia (TEN-E 10 mln) e della banda larga e delle telecomunicazioni (ICT 20 mln). Quest’ultimo strumento permette di mitigare il rischio nelle varie fasi del progetto grazie ad una garanzia di prima perdita del 20% del debito garantito. I Project Bonds essendo molto appetibili per molti investitori istituzionali, consentono allo stesso tempo il finanziamento delle infrastrutture da parte di partner privati senza appesantire ulteriormente i debiti pubblici dei vari Paesi coinvolti.


 



Data ultimo aggiornamento: 22/10/2014