MAESTRE. PRESIDENTE REGIONE VENETO. “INSEGNARE E’ VOCAZIONE. GUAI PERDERE IL VALORE DELL’ESPERIENZA. SERVE RIFORMA GRADUALE CHE CREI OSMOSI TRA GIOVANI ED ESPERTI. SE IN SANITA’ CACCIASSIMO GLI INFERMIERI NON LAUREATI SAREBBE CATASTROFE”

Comunicato stampa N° 22 del 08/01/2018
(AVN) Venezia, 8 gennaio 2018

“Insegnare è una vocazione e nessuna norma può permettersi di trascurare il valore dell’esperienza. Oggi come oggi 55 mila maestre in Italia, 4 mila in Veneto, potrebbero dover smettere di insegnare perché in possesso del solo diploma magistrale. La protesta di queste educatrici e educatori, che si sono conquistati sul campo, con il lavoro quotidiano, il diritto a insegnare fondato sulla loro pluriennale esperienza, è fondata e condivisibile.”
Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto esprime la sua solidarietà alle maestre e maestri che, sulla base di una sentenza del Consiglio di Stato, a fine anno potrebbero perdere il posto perché non più titolate a insegnare avendo il solo diploma magistrale, e che oggi scioperano in varie parti d’Italia, tra le quali Venezia.
“Sono queste le situazioni che allontanano la gente dalle Istituzioni – aggiunge il Governatore – perché si finisce per mettere la norma in collisione con il buon senso. Un’insegnante che da tanti anni, giorno dopo giorno, ha maturato un bagaglio d’esperienza irripetibile sul piano didattico e del rapporto umano con ragazzi e genitori deve poter continuare a lavorare e a dare il suo prezioso apporto. Sarebbe come se in sanità si impedisse di lavorare agli infermieri più anziani perché non laureati. Rischieremmo la catastrofe in corsia e toglieremmo ai giovani che entrano il prezioso aiuto dei colleghi più vecchi, che hanno dalla loro l’esperienza acquisita affrontando i problemi in corsia, anche se non li hanno imparati sui libri”.
“E’ giusto pensare a strumenti che aprano ai giovani, non meno meritevoli per aver avuto la capacità di studiare e raggiungere un titolo qualificante – dice il Presidente della Regione – ma è una riforma che va fatta con gradualità, senza usare l’accetta. Se questa situazione non cambia si rischia di togliere il futuro a migliaia di educatori e contemporaneamente di mandare allo sbaraglio i più giovani che, inevitabilmente, al titolo di studio non posso abbinare l’esperienza. Preparazione scolastica e formazione umana e professionale sul campo sono due elementi distintivi della qualità. Si deve creare un’osmosi, non una frattura, tra le due caratteristiche”.


Data ultimo aggiornamento: 08/01/2018

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