I fondi fotografici d'arte del Veneto

di Adriano Favaro
 

Se l'Italia che vanta uno dei maggiori patrimoni mondiali di opere d'arte e un analogo vasto numero di storici dell'arte, nel Veneto non poteva mancare un ricchissimo patrimonio di fotografie di riproduzione di opere d'arte, il materiale di lavoro privilegiato dagli studiosi dei vari settori della disciplina.

In effetti anche ad una sommaria analisi risulta evidente come le fototeche d'arte anche nel Veneto siano davvero numerose ed importanti: è all'interno di biblioteche, archivi e musei pubblici, ma anche all'interno di istituzioni private, che sono conservate, a seguito di lasciti, donazioni, depositi o acquisti, numerose e spesso cospicue collezioni e raccolte di fotografie costituite dalla seconda metà dell'800 ai nostri giorni.

Si tratta di beni culturali la cui duplice e inscindibile valenza di opera d'arte/documento ha generato notevoli difficoltà di trattamento catalografico e gestionale.

A un primo approccio conoscitivo di questo patrimonio, per molti versi ancora misconosciuto, analizzandone forme di aggregazione e tipologie di sedimentazione, appare evidente come questi archivi e collezioni fotografiche siano a grandi linee riconducibili alle seguenti macro-tipologie:

  • FOTOTECHE D'ARTE
    Archivi di fotografie di riproduzione del patrimonio storico-artistico, nati con intenti prevalentemente documentari e di corredo alla catalogazione. 
  • FONDI PROVENIENTI DA COLLEZIONI PRIVATE
    Si tratta di fotografie pervenute alle istituzioni insieme ad altri materiali documentari (libri, stampe, manoscritti) con caratteristiche assai eterogenee e criteri di aggregazione strettamente aderenti agli interessi, al gusto o all'attività del collezionista. 
  • FONDI APPARTENENTI AD ARCHIVI DI STORICI DELL'ARTE, ARCHITETTI, FOTOGRAFI, SCRITTORI, ARTISTI
    Si tratta di raccolte di fotografie nate da precise esigenze di studio o di lavoro dei creatori di tali fondi e pertanto rispecchianti le diverse professionalità e personalità. 

Elenco di alcune delle principali fototeche d'arte del Veneto 

Fototeca dell'Istituto di Storia dell'Arte Fondazione Cini 

L'Istituto nasce nel 1954 con Vittorio Cini e Giuseppe Fiocco, a seguito di un accordo tra l'Università di Padova e la Fondazione Giorgio Cini.

Il suo primo atto formale fu l'insediamento della Consulta Scientifica formata da Carlo Anti, Sergio Bettini, Vittore Branca, Luigi Coletti, Bruna Forlati Tamaro, Fausto Franco, Tullia Gasparini Leporace, Vittorio Moschini, Rodolfo Pallucchini, Renato Papò, Antonino Rusconi, Pietro Zampetti e l'elezione del primo direttore Giuseppe Fiocco. Si inizia così a formare la Fototeca, strumento di ricerca che possiede oggi circa 730.000 fotografie, di cui quasi la metà montate sui tradizionali schedoni.
Dedicata soprattutto all'Arte Veneta secondo le linee guida dell'archivio fotografico di Giuseppe Fiocco, acquisito nel primo periodo di vita dell'Istituto, vi si aggiunsero, in seguito, le raccolte di Raymond van Marle e di Nicolò Cipriani. La donazione da parte di Vittorio Cini di consistenti nuclei di fotografie appartenenti alle raccolte Alinari e di altri fotografi, ha offerto un ulteriore contributo ai fondi della Fototeca, ampliandone nel contempo il campo di interesse che giunge oggi a coprire tutta l'arte italiana. A seguito dell'alluvione del 1966, che distrusse un numero considerevole di negativi, la Fondazione Berenson I Tatti di Firenze donò all'Istituto più di 20.000 foto del proprio archivio dedicate alla pittura del Rinascimento. Nel tempo, l'archivio fotografico dell'Istituto si è ampliato con immagini provenienti da campagne fotografiche finalizzate a studi specifici.
Tra le ultime importanti acquisizioni ha un particolare rilievo la Fototeca di Rodolfo Pallucchini, direttore dell'Istituto di Storia dell'Arte dal 1972 al 1989, costituita da materiale raccolto dallo studioso a documentare la pittura veneta dal Trecento al Settecento, in corso di riordino. 

Fototeca Regionale del Veneto 

Anche la Regione Veneto ha contribuito ad arricchire la raccolta del materiale fotografico dell'Istituto di Storia dell'Arte Fondazione Cini: con una legge del 1981 la Regione affidò all'Istituto la costituzione e la conservazione di una Fototeca Regionale, di 43.575 foto e negativi relativi a opere d'arte di varia tipologia appartenenti alle raccolte museali del Veneto. 

Fototeca ASAC-Biennale di Venezia 

La fototeca dell'Istituto Storico dell'Arte Contemporanea, diretto fino al 1948 da Domenico Varagnolo, è costituita da 600.000 positivi, 40.000 diapositive, 37.000 negativi, 27.309 lastre negative.
Varagnolo riuscì a recuperare gran parte del materiale negativo presso le ditte dei fotografi Giacomelli, Ferruzzi e Interfoto, incaricati di riprodurre le opere d'arte esposte in occasione delle Esposizioni Internazionali d'Arte.
Il materiale per gli anni '50-'60 del Novecento è costituito da stampe su carta baritata e lastre negative, successivamente da pellicole e diapositive.
Soggetti: arte, architettura, cinema, teatro, musica, danza. 

Fondo Giovanni Mariacher-Museo d'Arte-Civici Musei-Padova 

Nel 1999, dopo la scomparsa del marito, Antonietta Boggi Mariacher donò ai Civici Musei di Padova la ricca collezione fotografica allo scopo di accrescere le raccolte del Museo d'Arte, costituita da oltre 11.000 stampe fotografiche. Quasi ogni foto riporta sul verso, o su fogli incollati, o su buste raccoglitrici, appunti dello studioso: ipotesi attributive, commenti, note e informazioni sull'opera fotografata. Costituitosi nel corso di molti anni come strumento di lavoro, tale fondo ha fornito un indispensabile appoggio alle numerosissime pubblicazioni del professor Mariacher. 

Fondo Rossi ora c/o ICCD-Museo/Archivio di Fotografia Storica - Roma 

All'interno del Museo/Archivio di Fotografia Storica dell'ICCD si custodisce un importante patrimonio di foto d'arte del Veneto, il Fondo Rossi, consistente in 5.000 fotografie di opere d'arte di collezioni private di Venezia e del Veneto della prima metà del '900.
L'ICCD è stato istituito con il D.P.R. n. 805 del 3.12.1975, che ne ha determinato le funzioni e la struttura operativa in un quadro organico con l'ordinamento e le competenze degli altri Istituti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: Restauro, Catalogo Unico delle Biblioteche, Patologia del Libro. Di notevole importanza il materiale fotografico custodito all'interno dell'Istituto, che promuove e coordina l'attività esecutiva di catalogazione, curando l'unificazione e la diffusione dei metodi attraverso l'elaborazione delle metodologie catalografiche, la predisposizione degli strumenti di controllo per la validazione dei dati, la costituzione e gestione del Sistema Informativo del Catalogo dei Beni Ambientali, Architettonici, Archeologici Artistici e Storici, Demoetnoantropologici e la realizzazione di progetti culturali con Istituzioni nazionali e internazionali. 

Fondo Fotografico Ferdinando e Bruna Forlati-Fast-Treviso 

Il fondo fotografico Ferdinando e Bruna Forlati, conservato presso il F.A.S.T.-Foto Archivio Storico Trevigiano, è costituito da circa 10.000 immagini relative al patrimonio artistico delle Tre Venezie, dell'Istria e della Dalmazia, raccolte da Ferdinando Forlati e dalla moglie nel corso della loro lunga esistenza spesa al servizio dell'arte.
Sono immagini legate agli interventi di restauro e ai momenti più significativi delle loro carriere professionali.
Ferdinando Forlati divenne Architetto presso la Soprintendenza ai Monumenti di Venezia nel 1910 e vi restò fino al 1926 quando venne nominato Soprintendente alle Opere di antichità e d'arte per il Friuli Venezia Giulia, ruolo che mantenne fino al 1935 quando ritornò a Venezia in qualità di Soprintendente: in questa veste e, dopo il collocamento a riposo, con altri incarichi, si dedicò incessantemente alla tutela delle opere d'arte.
Nel periodo della sua permanenza a Trieste compì il restauro di S. Giusto, del Foro romano e del Castello di Gorizia, dove introdusse la nuova tecnica di consolidamento dei muri tramite iniezioni di malte cementizie.
Tra i tantissimi interventi compiuti come Sovrintendente a Venezia ricordiamo il restauro della Ca' d'Oro e del complesso della Basilica di Torcello, la torre degli Anziani nel palazzo Municipale di Padova, salvata dalla demolizione.
Dopo la seconda guerra mondiale, nel corso della quale organizzò la protezione delle maggiori opere d'arte, prese parte agli enormi sforzi della ricostruzione, opponendosi energicamente alle proposte di demolizione degli edifici danneggiati. Tra i suoi interventi più importanti: la chiesa degli Eremitani a Padova, la Basilica Palladiana e la Cattedrale di Vicenza e lo straordinario raddrizzamento del Palazzo dei Trecento di Treviso.
La sua lunga carriera è caratterizzata da grande sensibilità artistica e intelligente ricerca di nuove tecniche di restauro per la salvaguardia dei monumenti in rovina.
La moglie Bruna condivise con lui passione e dedizione per l'arte, che si esplicarono professionalmente nel campo dell'Archeologia, ed anche a lei si deve il merito di aver costituito questo straordinario archivio privato, che ora tramite il F.A.S.T. è a disposizione della nutrita schiera dei cultori dell'arte. 

Fondo Fotografico Luigi Coletti - Fast-Treviso 

La Fototeca del prof. Luigi Coletti (1886-1961), lasciata dalla figlia adottiva Stefania Rosso in utilizzo al F.A.S.T.-Foto Archivio Storico Trevigiano, è costituita da 12.000 stampe fotografiche datate tra il 1910 ed il 1960.
La collezione fu da lui creata a sostegno della sua attività e dei suoi interessi di storico e critico d'arte.
Conservatore del Museo Civico di Treviso, pubblicò il Catalogo delle cose d'arte e di antichità d'Italia-Treviso (Roma, 1935), fu docente di Storia dell'Arte presso le Università di Padova, Bologna, Pisa, Trieste. 

Un esempio: il fondo Luigi Coletti 

In questo fondo fotografico le fotografie sono suddivise in 33 scatole per argomento e poste orizzontalmente, suddivise in ordine topografico e per autore.
Sul verso di gran parte delle immagini del Fondo Coletti si notano i marchi degli studi fotografici produttori, frequentissime annotazioni stilate di pugno dal Coletti, note e indicazioni di taglio e scontornature utili alla pubblicazione editoriale, altre note poste da archivisti e da altri studiosi con i quali il Coletti era in contatto.
Le fotografie sono spesso conservate all'interno delle buste postali originali contenenti anche corrispondenza con collezionisti, mercanti e colleghi, appunti manoscritti o dattiloscritti, ritagli di pubblicazioni, richieste di datazione e attribuzione. Seppure il fondo fotografico sia giunto al F.A.S.T. con l'attuale strutturazione si evidenzia come questa fototeca professionale sia strutturata quasi come un grande taccuino di appunti che il Coletti componeva e scomponeva a seconda delle necessità, giunta alla definitiva suddivisione anche per opera di mani diverse, di studiosi e famigliari che in tempi recenti hanno messo mano alla risistemazione, anche in modo discutibile, del fondo su incarico degli eredi.
Parte del fondo Coletti, un armadio a cassetti, contenente diverse migliaia di fotografie d'arte accompagnate da manoscritti di Coletti recanti perizie e notizie d'arte, sembra pervenuto in possesso della Centro Studi Benetton.
Le stampe fotografiche della fototeca Coletti, se osservate dal punto di vista della storia della fotografia, permettono di ricostruire per un lungo tratto l'evoluzione dei modi di riproduzione delle opere d'arte e di architettura, anche in parallelo con l'evoluzione tecnologica degli apparecchi fotografici, delle emulsioni fotosensibili e dei sistemi di illuminazione.
Il vecchio fotografo trevigiano Fini ad esempio ricordava come avesse realizzato per Coletti alcune fotografie degli interni della chiesa di San Nicolò di Treviso, estremamente buia in ogni ora del giorno: impiegando un banco ottico su cavalletto, ad otturatore aperto, con un lungo tempo d'esposizione, chiudeva il diaframma per far ricevere meno luce alla pellicola, poi con una lampada a luce continua illuminava anche i recessi più bui delle absidi, o illuminava da ogni lato le statue e le opere d'arte: quando scattava la fotografia, impressionando la negativa, era perfettamente certo che nella stampa finale tutto sarebbe apparso perfettamente illuminato, con quel metodo che Hansel Adams definiva "pennellate di luce". Soltanto l'esperienza gli poteva però suggerisce la quantità, la direzione della luce e la distanza ottimale tra la lampada ed il soggetto, utile a garantire un'illuminazione uniforme e senza squilibri evidenti.
Ma le fotografie di Fini realizzate per Coletti se osservate con attenzione a luce radente rivelano anche una miriade di ritocchi a pennello, correzioni utili a scontornare elementi, a mascherare imperfezioni, a schiarire o scurire particolari.
Coletti nel documentare le opere d'arte ad esempio per il suo Catalogo delle cose d'arte e di antichità d'Italia-Treviso si avvalse esclusivamente dell'opera dello scomparso fotografo trevigiano Giuseppe Fini (con il cui fondo fotografico venne inizialmente costituito il F.A.S.T.) ed operò sotto la sue precise indicazioni di taglio di quadro. La loro fu una collaborazione intensa: - Bepi Fini nel 1952 esegue per conto dello studioso tutte le fotografie che documentano la pubblicazione del Coletti Il tempietto longobardo di Cividale del Friuli;
- nel 1953 fotografa tutte le opere esposte al Museo Civico di Treviso;
- nel 1957 è a Roma con Coletti per fotografare le opere di Antonio Canova.
Tutti i negativi di questi ed altri lavori eseguiti per conto di Coletti sono ora conservati all'interno del fondo fotografico Giuseppe Fini del F.A.S.T., qui giunti però senza i riferimenti alla collaborazione con lo studioso, ma sarebbe ovviamente molto interessante poterli identificare. 

Problematiche nella catalogazione di un Fondo Fotografico d'arte

Tra le principali cure da adottarsi nella catalogazione di un fondo fotografico va certamente privilegiata la registrazione di tutti i livelli documentari che attestino sia i legami interni alla fotografia (rapporto positivo/negativo, copia, duplicato, contraffazione etc.) sia esterni ad essa, ovvero con altre tipologie di beni (librari, grafici, archivistici): di fondamentale importanza è in questo caso l'esplicitazione di tali reti di collegamenti per descrivere e assemblare fotografie appartenenti alla stessa serie o tratte dagli stessi negativi: nel caso di oggetti compositi è altrettanto importante l'individuazione dei legami con gli altri materiali documentari che si trovano in relazione con il fondo fotografico che si sta descrivendo.
A volte infatti il patrimonio fotografico è conservato insieme ad altri documenti quali, lettere, appunti manoscritti, disegni ecc., pertanto si deve verificare se esistano legami tra l'immagine e le altre forme di documenti e valutare quali di questi abbia senso digitalizzare.
L'esperienza pilota di riferimento in questo ambito è ovviamente quella dell'ICCD, ma tra le esperienze di catalogazione più avanzate vanno ricordate anche quelle della Regione Emilia-Romagna e Regione Lombardia, quest'ultima ha tra l'altro elaborato un proprio progetto di scheda fondo all'interno del SIRBEC (Sistema Regionale Beni Culturali).
Dal punto di vista generale nella catalogazione dei fondi fotografici con la scheda Fondo si opera la strutturazione di una serie di legami gerarchici, appunto tramite una scheda generale del fondo, analizzato come entità complessa, ovvero composto da fotografie ma anche da altri documenti (archivistici e biblioteconomici) ad essa correlati.
A questa scheda generale sono collegate delle sottoentità a seconda delle varie tipologie di materiali, che, a loro volta, possono essere scomposte in una serie di schede derivate, sino ad arrivare alla singola unità fotografica.
Con la scheda fondo in sintesi è possibile:
- collegare materiali diversi;
- dare una visione d'insieme a tutto ciò che è contenuto;
- legare delle catalogazioni specifiche per singole tipologie di materiali. 

Nello schema della struttura dei dati della scheda Fondo del SIRBEC, le relazioni all'interno della struttura complessa sono raggruppate nel campo RV-Relazioni, mentre i dati relativi alle sottoentità (i diversi livelli che costituiscono il fondo fotografico) sono raccolti nel campo PA-Partizioni.
Anche nella Scheda F è previsto peraltro il principio della registrazione delle relazioni che si possono stabilire tra opere fotografiche diverse o tra schede di opere diverse.
Infatti, attraverso il paragrafo SK-Riferimento altre schede, è possibile rilevare e sottolineare la particolare vocazione "documentativa" della fotografia, potendo indicare (al campo RSE) riferimenti a schede di catalogo relative ad altre tipologie di oggetti (architetture, pitture, sculture, etc., che sono spesso i referenti delle immagini fotografiche catalogate), o anche a schede di altre fotografie che, per motivi diversi, il catalogatore ritenga utile collegare a quella della fotografia in esame, per un approfondimento delle problematiche storico-critiche e una maggiore comprensione del contesto culturale cui essa si riferisce. 

Adriano Favaro

 

* Il testo qui presentato fa parte di una più ampia relazione sulle Fototoche d'Arte italiane facente parte della relazione tenuta all'interno della conferenza organizzata nell'ambito del ciclo Itinerari sui Beni Culturali e la loro Conservazione che ha avuto luogo presso l'Università La Sapienza di Roma il 18 maggio 2005 nel corso della VII Settimana della Cultura "La Fotografia: immagini della contemporaneità".
Iniziativa a cura di:
- Università degli Studi di Roma "La Sapienza" - Facoltà di Scienze MFN - Corso di Laurea in Scienze Applicate ai Beni Culturali
- Ministero per i Beni e le Attività Culturali-Dipartimento per la Ricerca, l'Innovazione e l'Organizzazione
- Centro di Fotoriproduzione Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato 



Data ultimo aggiornamento: 27/12/2012