Un approfondimento sui fondi fotografici

Un suggerimento didattico: come intervenire sugli Archivi della Fotografia. Indicazioni operative 

di Italo Zannier 

  1. Ritrovare-individuare...; "scoprire" significa oltretutto capire l'importanza dell'archivio, anche se piccolo e famigliare, come può essere un Album conservato in un cassetto; ma per ciò è necessario conoscere la fotografia nei suoi elementi storici essenziali, altrimenti ci si riferisce soltanto all'importanza iconografica, sempre che anche questa sia "riconosciuta"; insomma, è necessaria una "cultura della fotografia" e se questa non c'è bisogna affidarsi all'esperto, ma che sia veramente tale.
  2. Primo soccorso; non spostare gli oggetti fotografici ritrovati, o perlomeno non sconvolgerne l'assetto, registrarne la loro collocazione, relazione e sequenza, fotografare l'insieme, in modo di poter "ricostruire" la situazione del ritrovamento, che a volte può essere significativa del lavoro e delle intenzioni del collezionista, dello studioso, del conservatore, per i più vari motivi, che non sempre sono importanti, ma che all'occorrenza debbono essere rintracciabili. In sintesi, non intervenire è già un valido "soccorso".
  3. Trasferimento; l'Archivio ritrovato andrà probabilmente "trasferito" ed è quindi necessario fare un "progetto", innanzitutto relativo al "luogo", anche dello stesso edificio, dove le fotografie - in lastra di metallo, vetro, celluloide o in positivo su carta, che necessitano di una diversa delicatezza di trattamento -, andranno collocate, sia pure provvisoriamente. E senza traumi ambientali di temperatura e di umidità, verificando la situazione in precedenza (meglio in una stanza interna e senza riscaldamento, ecc., in armadi di metallo verniciato a fuoco, ecc., in scatole di cartone a ph neutro, ecc.); se il trasporto è fatto su strada (o in barca, se avviene in laguna), si tenga conto delle vibrazioni e anche dei rischi di improvvisi nubifragi ecc., sistemando in contenitori impermeabili, oltre che ammortizzati.
  4. Riproduzione; ogni singola immagine va subito fotografata, meglio se con pellicola diapositiva a colori, accoppiandola a un test cromatico; è sufficiente il formato 24x36, economico oltretutto, e che in seguito consentirà molte altre operazioni e utilizzazioni, anche mediante "duplicati": per l'editoria, la didattica, lo studio iconografico, ecc.; se si tratta di negativi in b/n, ricavare le "impronte" a contatto.
  5. Catalogazione; le immagini andranno collocate secondo schede omologhe digitalizzate, che si spera vengano presto definite (e "imposte") a livello globale, ma, per ora, sarà sufficiente affidarsi a uno schema semplice, elementare, dove si indica soltanto: il nome dell'autore dell'immagine (se c'è o, altrimenti, si scriva "non indicato" o "non identificato"), il soggetto, con un titolo originale oppure attribuito, la data (o s.d. senza data o ca., ossia circa), la tecnica (del positivo e, se conosciuta, del negativo), le dimensioni (altezza x base, in millimetri), lo stato di conservazione, la fonte e la committenza (se si conosce, ed è un dato importante), l'eventuale bibliografia, ecc., lasciando al futuro, in una seconda parte della scheda, la descrizione iconografica, che investe molte discipline, non sempre conosciute dal catalogatore.
  6. Archiviazione; le immagini originali, sia in negativo che in positivo, vanno sistemate secondo le regole convenzionali in un ambiente dal microclima a bassa o media umidità (60% circa) e temperatura (20/24°C), ma senza "drammi", se i dati oscillano un poco; la consultazione degli originali dovrebbe essere consentita soltanto eccezionalmente, perché l'immagine, perlomeno nella sua iconografia, sarà resa nel contempo leggibile in altro modo, nella diapositiva, o in un CD Rom, ecc.; è però necessaria una verifica dello stato di conservazione, per campione, almeno ogni anno.
  7. Conservazione; le lastre di vetro, al collodio, alla gelatina, ecc., andrebbero sistemate verticalmente in speciali contenitori, ma in mancanza è preferibile lasciarle nelle eventuali scatole originali, semmai isolandole una dall'altra con un foglietto di carta a ph neutro; i negativi su pellicola di celluloide, come è noto, vanno divisi e allontanati, se si tratta di supporti "antichi" al nitrato di cellulosa oppure più recenti all'acetato, perché i primi sono autoinfiammabili, ecc.; i positivi, soprattutto quelli del secolo scorso, vanno sistemati "in orizzontale", nelle scatole di cartone a ph neutro, ma non in numero eccessivo, ossia circa venti fotografie per scatola, per evitare, oltre al peso, un'eccessiva opera di "ritrovamento". Per i dagherrotipi, i calotipi e altre immagini ottenute con rare e delicate alchimie fotografiche, l'isolamento e la sistemazione debbono essere più attentamente curati.
  8. Restauro; meglio non intervenire, se non si è in grado di affidare l'operazione a chi è veramente competente, ma in ogni caso è meglio "diffidare" e comunque procedere "otticamente" (o via computer, ecc.), e comunque, salvo casi conclamati, non procedere chimicamente e neppure con "semplici" lavaggi in acqua; l'immagine originale, a mio avviso, deve conservare la sua "vecchiaia", anche lo sbiadimento, perché quella è la sua vita. Se si vogliono individuare meglio gli elementi iconografici, ciò è oggi possibile, entro un certo limite, con mezzi video-elettronici. I tradizionali interventi chimici, fortunatamente in parte abbandonati, snaturano al solito l'immagine; come in altre metodologie di restauro (pittura, architettura...), il problema è "ideologico".
  9. Veicolazione; s'intende la diffusione delle immagini fotografiche, che nella maggior parte avviene per via editoriale ed espositiva, o per proiezione e per trasmissione video, Internet, ecc. Dalla "matrice" di riproduzione 24x36 inizialmente ottenuta dall'originale, è possibile offrire immagini sia per la stampa editoriale (monocromatica, bicromatica o a colori), sia per la didattica (con la proiezione dei diacolor, ecc.), sia per la trascrizione elettronica in CD Rom o la veicolazione televisiva e Internet.
    Per l'esposizione "in mostra", è necessario distinguere tra le rassegne iconografiche "a tema", e quelle invece specificamente "fotografiche".
    Nel primo caso è lecito trasferire l'immagine su qualsiasi supporto e dimensione, indipendentemente dall'"originale", funzionale alla esposizione, ma avvertendo il visitatore che si tratta di una "trascrizione" (al solito si dice "riproduzione"), indicandone però gli estremi nella didascalia; se si tratta di una rassegna "specifica" (ossia "sulla fotografia"), le immagini andranno sistemate in cornici assolutamente senza l'uso di adesivi, ma sistemando delicatamente (nel trattamento è d'obbligo l'uso di leggeri guanti di filo bianco) le immagini su di un supporto di cartone neutro, con gli "angolini" applicati in precedenza secondo le misure della fotografia; sono accettabili anche quelli di cellophan che si trovano in cartoleria.
    Sopra va sistemato il passepartout, con la "finestra" ritagliata possibilmente a 45°; così l'immagine viene distanziata dal vetro o dal perspex di protezione.
    E, per finire, la luce generale dell'ambiente dovrebbe essere inferiore ai 150 lux, ma per i dagherrotipi e i calotipi ed altre delicate immagini antiche, il massimo, a mio avviso, è 50 lux, la cui durata di illuminazione è regolabile con un timer comandato con un pulsante dal visitatore, con cui si evita che le immagini siano costantemente influenzate dal flusso luminoso. Il tempo di lettura potrà essere di circa 10 secondi.
    Chi ha maggiore curiosità e interesse, può sempre imprimere un nuovo ordine all'interruttore.
    Nel prossimo futuro, comunque, dovremo abituarci a vedere le fotografie soltanto in riproduzione, per evitarne la progressiva distruzione. Ma si dovrebbe sempre esporre un "campione" originale, per assecondare l'interesse scientifico del visitatore e offrire una misura di valutazione; la fotografia è immagine particolarmente delicata, forse non più di altre tipologie grafiche, ma nasce dalla luce e nella luce può anche morire.
    (Da I. Zannier, Gli archivi della Fotografia. Problematiche, "Fotostorica" n. 1, 1998).

P.S.: Le tecnologie digitali, sia di riproduzione con apparecchi fotografici che mediante scanner, hanno sostituito quasi totalmente l'uso delle diapositive fotografiche tradizionali su supporto trasparente. è a queste nuove possibilità di trascrizione che oggi generalmente ci si rivolge con risultati eccezionali, sia di documentazione che di veicolazione.

APPENDICE

EPISODIO STORICO RELATIVO ALLA RICERCA
REGIONALE SULLA FOTOGRAFIA DEL VENETO

Regione del Veneto
Ricerca regionale sulla fotografia storica nel Veneto
Relazione finale delle attività svolte nel corso dell'anno 1991

Premessa
Con deliberazione n. 5355 del 9 ottobre 1990, esecutiva, la Giunta Regionale ha avviato la ricerca regionale sulla fotografia nel Veneto.
Il progetto, proposto dagli scriventi, prevedeva la realizzazione di schede descrittive delle raccolte fotografiche esistenti nel Veneto nel quadro di una ricerca e un censimento condotto con criteri di sistematicità, volte a comporre un quadro il più possibile esauriente del patrimonio fotografico di interesse storico riguardante le diverse realtà regionali.
La ricerca a cui si è voluto dar corso costituisce anche la premessa per ulteriori interventi intesi alla conoscenza e alla tutela del bene culturale rappresentato dalla fotografia storica, fonte a sua volta di informazioni preziose anche per studiosi di altre discipline.

Obiettivi della ricerca
Obiettivo della ricerca, in questa prima fase, è stato la stesura di un elenco relativo al patrimonio fotografico esistente presso gli archivi pubblici e le raccolte private della Regione.
La stesura di questa prima "mappa" del patrimonio fotografico consente di avviare fasi successive del progetto finalizzato ad un necessario completamento, alla verifica dei luoghi in cui per vari motivi (restauri, spostamenti, resistenze dei responsabili etc.) non è stato possibile effettuare un'indagine approfondita e soprattutto a una più specifica opera di catalogazione sistematica dei singoli oggetti e una loro eventuale riproduzione e archiviazione presso l'auspicato Centro regionale di ricerca archiviazione e studio della fotografia veneta.

Metodi della ricerca
Strumento di base per il lavoro di rilevamento dei dati e delle notizie concernenti i beni da catalogare è stato, come in ogni altra ricerca di carattere analitico, la scheda.
Mancando ancora una scheda-Archivio per le fotografie e i materiali fotografici elaborata dall'ICCD, i coordinatori scientifici della ricerca hanno predisposto una scheda, il cui schema è stato coordinato con il Dipartimento per l'Informazione, relativa ad Archivi e Fondi.
La scheda utilizzata raccoglie anzitutto dati informativi circa l'Archivio visitato (Indirizzo, Città, Telefono/Fax, Responsabile, orari di apertura e norme di consultazione), quindi in dettaglio, consente di elencare i Materiali foto grafici conservati, suddivisi per tecniche (1. supporto metallico; 2. immagini negative su carta; 3. immagini negative su vetro; 4. immagini negative su supporto trasparente; 5. immagini positive su carta; 6. immagini positive su supporto trasparente; 7. altri supporti).
Per ciascuna area sono indicate altre sottoaree specifiche per il tipo di materiale (es. lastre al collodio, lastre al gelatinobromuro; stampe su carta salata, stampe all'albumina; stampe alla gelatina, etc.). La scheda riporta inoltre la possibilità di annotare l'esistenza di Albums; dei principali soggetti emergenti; degli Autori notevoli presenti nella raccolta visitata. Ulteriori note consentono di indicare altre informazioni riguardanti l'Archivio o il Fondo visitato.
A tale scopo sono stati incaricati quattro ricercatori (Paola Campolucci, Antonello Frongia, Gabriella Troilo, Marco Zanta), con precedenti conoscenze nell'ambito della fotografia, con il compito di effettuare le opportune indagini in gallerie, musei ed altre istituzioni della Regione, negli atelier storici ancora operanti e in alcune collezioni private.
Sono stati assegnati a ciascun ricercatore degli ambiti geografici (provinciali) di riferimento, entro i quali operare le indagini e redarre le circa cinquanta schede cadauno concordate con il Dipartimento per l'Informazioni. Ciascun ricercatore ha avviato, sulla base delle indicazioni preliminari fornite dai coordinatori, le ricerche nei capoluoghi di provincia e quindi, una volta completate, le ha estese in altri centri provinciali.
Una serie di incontri preliminari tra i coordinatori e i ricercatori, hanno consentito di verificare la flessibilità della scheda proposta, di analizzare gli eventuali problemi incontrati e di precisare i criteri operativi da adottare nel corso delle indagini.
Verifiche periodiche nel corso dell'anno, e una revisione finale dei materiali prodotti, hanno consentito dunque di controllare lo stato di avanzamento della ricerca, e di discutere con i ricercatori anche di alcuni ritrovamenti notevoli, garantendo l'opportuno scambio di informazioni e conoscenze atto a valutare la qualità storico-artistica dei materiali di volta in volta individuati.

Risultati della ricerca
Il lavoro dei ricercatori in questa prima fase, individuata in sei mesi di indagini sul territorio (gennaio-febbraio-luglio 1991), e concordata in circa duecento schede, ha prodotto in totale duecentotrenta schede descrittive delle raccolte fotografiche esistenti.
In allegato, presentiamo l'Elenco degli Archivi visitati, organizzato alfabeticamente per provincia, e l'insieme delle schede e dei materiali prodotti. In alcuni casi i ricercatori non si sono limitati alla scheda base, ma hanno anche completato una scheda-album e una scheda immagine in riferimento a materiali notevoli.
A conclusione di questa prima fase, si valuta di aver ottenuto una conoscenza approfondita e dettagliata dei fondi fotografici delle città capoluogo (Venezia, Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Rovigo, Belluno) visitate non solo nei loro archivi maggiori e più noti, ma anche in fondi molto meno conosciuti e in molti casi ricchi di sorprese molto positive.
Dato il grande numero di fondi esistenti presso questi centri maggiori, che storicamente hanno sviluppato una notevole produzione autoctona, solo in alcuni casi è stato possibile estendere la ricerca in centri medi e piccoli. Quando ciò è stato possibile con una certa sistematicità - è il caso, in particolare, della provincia di Treviso - i risultati sono stati di eccezionale valore, dato che sono stati individuati importanti archivi minori e fondi altrimenti sconosciuti.
L'insieme dei risultati estremamente positivi, e in molti casi davvero entusiasmanti, ottenuti in questa prima fase della ricerca - che, vale la pena ricordare, è la prima del genere avviata in Italia - conferma l'opportunità di un rifinanziamento per una indagine sistematica di questo tipo, anche per poter fornire quanto prima, attraverso l'auspicato Centro regionale di ricerca, archiviazione e studio della fotografia veneta, le necessarie indicazioni circa la conservazione più idoena di materiali di importanza storico-artistica e documentaria, in alcuni casi attualmente conservati senza alcun criterio archivistico e spesso in uno stato di pericoloso degrado.
Compito di tale Centro sarà innanzi tutto quello di raccogliere in copia, o in indici sistematici con riferimento alle fonti, tutto il materiale documentario esistente sul patrimonio fotografico della Regione, proveniente sia dalle campagne di censimento e rilevamento programmate e finanziate dall'Amministrazione Regionale, sia dall'eventuale attività di catalogo delle locali soprintendenza, sia infine dalle ricerche condotte dagli istituti universitari. La sua funzione principale sarà nell'elaborare questo materiale documentario nelle forme ritenute più opportune, per diffonderne la conoscenza e soddisfare le richieste dei privati cittadini come dei pubblici amministratori. Tale Centro regionale si configura pertanto come un vero e proprio servizio di informazione culturale in grado di fornire, per ogni tipo di esigenza, la documentazione occorrente o le fonti disponibili per una più approfondita ricerca.
Si chiede pertanto che la Giunta regionale deliberi il proseguimento della ricerca regionale sulla fotografia storica nel Veneto, onde completare il quadro dei fondi esistenti anche nei centri medi e specie piccoli della regione, e avviare in tal modo una successiva e più dettagliata fase di catalogazione sistematica delle fotografie, di una loro adeguata conservazione e archiviazione, di una elaborazione e memorizzazione dei dati raccolti in vista di una gestione automatizzata (che richiederà lo studio di sistemi compatibili con il Catalogo generale adottato dall'ICCD) per consentire un comune accesso all'informazione, e più in generale di una complessiva valorizzazione dei materiali fotografici storici anche attraverso esposizioni aperte al grande pubblico e relative pubblicazioni.

Venezia, 30 ottobre 1991.

I coordinatori scientifici della ricerca
Prof. Italo Zannier
Prof. Paolo Costantini



Data ultimo aggiornamento: 27/12/2012