Videopolis 2006
Nuovi paesaggi metropolitaniCos’è il paesaggio secondo l’accezione videocinematografica e com’è possibile restituire il senso e il gusto della città, nell’epoca in cui il concetto stesso di metropoli si sta trasformando? Cos’è diventata, oggi, quella flânerie urbana che, come nomade esperienza dello sguardo e del movimento, fin dai tempi dei Lumière sta alla radice dello specifico linguaggio del cinema e del documentario?
Le quattordici opere in concorso, in cui prevalgono le produzioni indipendenti e l’autorialità giovanile, costituiscono, infatti, una sorta di viaggio attraverso le molteplici realtà urbane di un’Italia nascosta, osservata non tramite i simboli celebrati del suo illustre passato, ma attraverso i fermenti e le pulsioni che trovano espressione nelle aree dismesse, nelle strade, negli svincoli urbani, lungo gli argini dei fiumi: in tutti quei luoghi, cioè - forse marginali ma sicuramente non comuni - più disponibili a una concreta interazione artistica e creativa, e perciò sempre più frequentemente oggetto degli interventi progettuali di artisti ed architetti. Napoli, Firenze, Milano, Roma, ma anche città meno percorse dall’occhio cinematografico come Pisa, Bolzano, Gibellina o la stessa Padova diventano, così, testimonianza di un nuovo approccio e di una nuova attenzione, che non si limitano più a registrare in modo critico ma talvolta passivo temi come il disagio, il degrado e l’abbandono, ma preferiscono superarli in nome della rilettura e della reinterpretazione attiva, a cui non sono sconosciute aperture liriche ed intimiste. È singolare, ad esempio, che tra i “protagonisti” di Videopolis 2006 vi sia l’asfalto, a cui nel 2003 la Triennale di Milano dedicò una fortunata mostra emblematicamente sottotitolata Il carattere della città: a ulteriore conferma della volontà di decriptare gli innumerevoli linguaggi che, come layers, s’intersecano nel plurisemico testo metropolitano. Le due sezioni presenti quest’anno al concorso – Corti e Documentari, laddove i Corti vanno ad inglobare anche le opere di fiction – consentono, inoltre, un interessante approfondimento su quella differenza tra paesaggio narrativo e pittorico, e di conseguenza tra luoghi e spazi, esemplarmente definita da Sandro Bernardi nel suo volume Il paesaggio nel cinema italiano (Marsilio, Venezia 2002). Se, dunque, secondo Bernardi il paesaggio narrativo è strettamente funzionale allo sviluppo della storia, e trasforma il luogo nello spazio dell’azione, quello pittorico si pone come riflessivo, meta-narrativo, disponibile ad aprirsi alle mille occasioni del possibile, privilegiando i luoghi per se stessi anche quando non sembrino possedere una storia o forse ne racchiudano, potenzialmente, infinite. Spazio Cinema s’incarica di completare e confrontare lo sguardo “italiano” del festival con la realtà metropolitana suggerita dal cinema internazionale. Ed è proprio un’adrenalinica riflessione sulla lettura operata dai mass media a proposito della vita e dell’ambiente urbano quella proposta, con Breaking news, dal nuovo astro del thriller Far East Johnnie To, che sapientemente rilegge i canoni del cinema poliziesco trasformando in reality show gli episodi di violenza che, per le strade di Hong Kong e nei claustrofobici interni di un grattacielo, contrappongono polizia e delinquenza. Sarà, infine, Babel del giovane regista messicano Alejandro González Iñárritu, premio per la miglior regia a Cannes 2006, a chiudere la rassegna cinematografica di quest’anno. Film da poco uscito nelle sale ma già “di culto”, traduce l’attuale, “babelica” con-fusione delle vite, delle realtà e dei linguaggi tramite l’intersezione di tre storie. L’artificiale e straniante densità metropolitana di Tokyo, l’arretratezza senza tempo dei villaggi interni del Marocco e i vasti paesaggi che, lungo le autostrade, si dilatano tra il Messico e gli USA diventano non tanto gli spazi che ospitano, quanto i luoghi che determinano la ricerca esistenziale compiuta dai personaggi. Alla sezione Mixed Media spetterà, come sempre, il compito di punteggiare Videopolis con opportune aperture sul mondo dei new medias. Tra le opere presentate quest’anno si segnalano Daybreak del videoartista inglese Francis Gomila e Circus del giovane gruppo svizzero Collectif-fact: due sguardi profondamente differenti, che nel primo caso instillano il dubbio sull’oggettività della rappresentazione, all’apparenza assolutamente realistica, di un caso di violenza urbana, nel secondo assecondano il gusto per il frammento tipico della percezione urbana contemporanea. Valentina Tanni, massima specialista italiana di arte digitale, offrirà il suo particolare punto di vista sulla relazione che lega arte contemporanea e paesaggio urbano. Videopolis Eventi, infine, proporrà al pubblico veneto due documentari – L’Apollo di Veio di Folco Quilici e Venezia e la galea perduta di Marco Visalberghi – che hanno già riscosso successo e riconoscimenti presso festival e manifestazioni d’importanza internazionale, ponendosi anche come riferimento d’eccezione per quel Premio Veneto Studio System, promosso dalla Regione del Veneto, di cui Videopolis presenterà l’esito realizzato dai vincitori del 2005: Merica! di Federico Ferrone, Michele Manzolini e Francesco Ragazzi, dedicato all’emigrazione veneta in Brasile. |



