Guya Trekking 2009 Via alpina: bioenergetica e biomeccanica
Non si ferma più! Ogni primavera-estate, Manfredi Salemme, classe ’47, bancario in pensione di Cogorno (GE) non può proprio fare a meno di ricordarci come – nonostante la nostra vita sedentaria (si sta seduti anche in auto quando ci spostiamo da un posto all’altro!) – l’uomo sia ‘naturalmente attrezzato’ per muoversi autonomamente anche per distanze impensabili o percorsi impervi. Ma che conseguenze ha un periodo di circa tre mesi di cammino intenso sulla condizione psico-fisica di un adulto maturo, certo in buona forma ma pure lontano anni luce dal cliché del giovane virgulto super-allenato e super-sponsorizzato?
E' ciò che si chiede, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti fisiologici e psicologici, un gruppo di ricercatori della Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Verona composto dai professori Schena, Cevese e Capelli, dal dottor Ardigò e dalla signora Begnini per gli aspetti funzionali e dal gruppo della Prof.ssa Adalgisa Battistelli per gli aspetti psicologici.
Dottor Ardigò, un pensionato che ‘cammina tutte le Alpi’ da Trieste a Genova: ci spiega che significato riveste quest’impresa?
‘Allora, facciamo qualche passo indietro. Manfredi, dopo una vita lavorativa fatta sì di lavoro d’ufficio ma anche di sana attività fisica nel tempo libero, ha potuto dedicarsi maggiormente ad esercizio o sport, che dir si voglia. Sciatore (discesa) sin da giovane e dopo una parentesi nel nuoto in acque aperte, si è dedicato prettamente al cammino in montagna o trekking. E così, dopo aver camminato lungo le Alpi Marittime nel 2005 e lungo gli Appennini nel 2008 (oltre ad altri trekking minori), quest’anno 2009, Manfredi affronta tutto l’arco alpino, lungo una ben organizzata rete di sentieri, ovvero la Via Alpina. Partenza primo Giugno ed arrivo 31 Agosto. Le particolarità di questo trekking consistono primariamente nel fatto che quest’uomo, anagraficamente non certo giovane, pur non evitando estemporanei compagni di viaggio (per sua natura, è un tipo abbastanza espansivo), di fatto cammina in solitario ed affronta senza aiuti esterni tutte le difficoltà, piccole o grandi, che naturalmente comporta un percorso di migliaia di chilometri, fatto lungo paesaggi da caldi fondovalle a ghiacciai estivi,.’
Interessante. Ma che ruolo ha in tutto questo il gruppo di studiosi dell’Università di Verona?
Noi, che di lavoro cerchiamo di produrre e distribuire conoscenza riguardo esercizio e sport, abbiamo subito considerato l’attività di Manfredi molto interessante, come esempio estremo (ma non troppo) della funzionalità umana. L’anno scorso abbiamo seguito Manfredi nella sua "camminata" da Savona a Trapani lungo la costale appenninica studiandone ‘attività fisica’ (biomeccanica, ovvero variabili legate più o meno direttamente all’azione del cammino: distanze percorse, dislivelli affrontati, numero di passi, durata del cammino ed informazioni sul riposo notturno), ‘dispendio metabolico’ (bioenergetica, cioè quanto ‘costa’ nell’unità di tempo – in termini di energia metabolica – l’esercizio del cammino) e ‘costo metabolico’ (variabile mista bioenergetica-meccanica, ossia quanto ‘costa’ percorrere l’unità di distanza, sempre nel caso del cammino. Si pensi all’analogo dell’automobile con i suoi così importanti ‘litri/100 km’).’
E che cosa è emerso soprattutto dallo studio sul Guya Trekking 2008 (tutti gli Appennini sempre in tre mesi)?
‘Sorprendentemente (ma non troppo: la macchina ‘corpo umano’ non finisce mai di meravigliare riguardo la propria capacità di adattamento), il costo è risultato diminuire con il passare dei giorni, con il macinare dei chilometri, come se Manfredi – ma probabilmente anche molti altri di noi, se solo ci sforzassimo un po’ di più ad usare la nostra un po’ trascurata macchina-corpo – migliorasse un po’ alla volta la sua prestazione deambulatoria; come se di giorno in giorno riuscisse a ‘pagare’ meno energia metabolica (calorie) per percorrere i suoi consueti 20-30 km giornalieri (di montagna!).’
Chiaramente possiamo tutti imparare qualcosa dall’esperienza del sig. Salemme. Ma con che modalità voi della Facoltà di Scienze Motorie lo studiate durante i suoi trekking?
‘L’anno scorso abbiamo sottoposto Manfredi a test di cammino, anche massimale, a Verona prima e dopo il viaggio, mentre durante tutte le tappe è stato egli stesso ad ‘auto-misurarsi’ con un ricevitore GPS ed un dispositivo di misura del dispendio metabolico, entrambi portatili e commerciali (Manfredi ci inviava periodicamente le registrazioni via internet). Quest’anno, da una parte abbiamo arricchito il "pacchetto" delle sempre necessarie misure relative al cammino con saggi ematici, valutazioni della funzione cardio-circolatoria, misure antropometriche e test di forza. D’altra parte abbiamo aggiunto una serie di intercettamenti su base quindicinale; ovvero alcuni di noi si recano direttamente nella località dove si trova Manfredi di volta in volta a svolgere la maggior parte delle misure già svolte come ‘pre’ e da svolgere come ‘post’ a Verona a Settembre dopo la fine del trekking.’
Immagino che sia ancora un po’ presto per sapere i risultati dello studio di quest’anno. Tuttavia che prospettive ha il signor Salemme ed anche voi dell’Università di Verona?
‘Noi studiosi continuiamo le nostre misure e confidiamo nel fatto che i risultati ci aiutino a comprendere maggiormente caratteristiche e conseguenze dell’esercizio sul corpo umano. Speriamo di proseguire il lavoro con Manfredi. Quanto a lui, sapete già che trekking vuole fare tra due anni? L’Australia da Sidney a Darwin (tutta l’Australia da Sud a Nord): chi lo ferma più!!’
Prof.ssa Battistelli e dal punto di vista psicologico che cosa si può dire di Manfredi e di questi suoi trekking?
La prima domanda che ci si pone di fronte ai trekking di Manfredi è perché un uomo, non più giovane, in un momento della sua vita in cui potrebbe giustamente desiderare di vivere serenamente un tempo più calmo in compagnia del suo cane, nella pace della sua casa e con l'affetto dei suoi cari, specialmente della sua piccola nipotina Guya, decida di camminare migliaia di chilometri attraverso percorsi difficili e sfidanti, per tanti mesi.
Sono queste alcune delle domande che la psicologia si pone per comprendere i pensieri, le emozioni ed il comportamento dell'uomo. Ogni persona ha una serie di motivi e di interessi che animano le sue scelte e che la spingono ad agire; conoscerle significa comprendere il comportamento ed i suoi effetti sulla persona e sugli altri con i quali entra in contatto.
Manfredi ha iniziato i trekking spinto da una curiosità (racconta che andando per caso su una montagna in Liguria vide i segnavia dei sentieri e chiese cosa fossero, qualcuno gli rispose che era il percorso dell'alta via dei monti liguri). Così ha cominciato a maturare il desiderio di provare questa esperienza. Certo, per tutta la vita ha sempre svolto una media attività fisica attraverso vari sport, mantenendosi sempre attivo, ma questa curiosità per il trekking richiedeva tempo, organizzazione ed anche un maggiore allenamento. Ma era la sua sfida!
Curiosità che attiva il suo bisogno di sfidarsi, di mostrare a se stesso che può realizzare qualcosa di impegnativo. Non è infatti la competizione con altri, che rifiuta, ma quella con se stesso che spinge Manfredi a misurarsi ponendosi mete impegnative (ma che sa di poter raggiungere!).
E cosa avete osservato del Guya Trekking 2008?
Durante il suo trekking lungo l'Appenino Manfredi ha scritto un diario di viaggio in cui, oltre a narrare il percorso e quello che trovava lungo la via, ha raccontato i suoi stati d'animo, le difficoltà ed i risultati via via conquistati, le emozioni ed i pensieri che lo accompagnavano.
Abbiamo analizzato il suo diario ed abbiamo cercato di comprendere le sue emozioni e le sue reazioni a quello che gli accadeva. Abbiamo potuto leggere della sua solitudine (che ha amato ma che in alcuni momenti è stata difficile da sopportare) e delle emozioni che gli provocavano i suoi incontri con le persone, lungo tutto il percorso. Proprio gli incontri sono stati uno dei fattori di maggiore gratificazione. Incontrare le persone e poter raccontare la sua impresa è essenziale per Manfredi, aumenta il piacere del suo camminare, anzi forse gli dà il senso vero. La sua esigenza di sfidare sé stesso e di comunicare ad altri la sua impresa, poter osservare le espressioni dei suoi interlocutori e godere della loro ammirazione lo gratifica e gli dà nuova energia e nuovo entusiasmo.
Abbiamo potuto comprendere come abbia provato sempre piacere per quello che accadeva giorno per giorno, durante tutto il percorso, per quello che realizzava e per gli eventi imprevisti piacevoli, ma ha anche avuto emozioni spiacevoli a causa delle difficoltà, della stanchezza, di alcuni imprevisti, di alcune sopravalutazioni che lo hanno sorpreso incapace di reagire prontamente. Abbiamo inoltre "sentito", leggendo il suo diario, la sua esigenza di essere sempre "attivato" e pieno di energia, necessario per affrontare fatica ripetuta per così lungo tempo.
Che cosa può concludere della vostra analisi riguardo al Guya Trekking 2008?
Queste esperienze così impegnative richiedono una buona condizione fisica ma anche uno stato psicologico adeguato. Un buon equilibrio, una elevata motivazione che permette di affrontare le sfide, le difficoltà e gli imprevisti, la fatica ma anche la solitudine, sono tutti fattori essenziali per intraprendere un percorso lungo, complesso e difficile. Ma questi fattori, alla base di una buona condizione psicologica, non sono uguali in tutte le persone e le ragioni e le motivazioni di Manfredi non possono essere quelle di altri: ognuno può affrontare le sue sfide con il bagaglio di caratteristiche psicologiche (risorse personali) proprie. Così, ognuno deve trovare in se stesso ciò che lo sostiene, gli dà entusiasmo e crea l'energia e la forza per poter realizzare quelle mete desiderate. Ma è importante che queste risorse personali siate riconosciute, che se ne abbia consapevolezza affinché possano essere ben utilizzate e dirette verso gli obiettivi.
Che cosa si può dire del Guya Trekking 2009?
Che questo trekking è stato vissuto, sul piano delle emozioni, in modo diverso mentre sul piano delle risorse personali, quelle sono sempre le stesse, fanno parte della complessiva personalità di Manfredi e orientano le sue scelte e le sue azioni, ma soprattutto sono sempre le stesse le sfide che si costruisce e nelle quali investe tutto il suo entusiasmo. Una lezione per tutti noi! Sfidarsi fino in fondo su ciò che sappiamo fare e su ciò in cui crediamo senza inseguire mete e miti altrui!