Il Veneto contro il terrorismo (Parigi, 11 settembre 2009)
Il Veneto, nella persona del Direttore della Sede di Bruxelles Gianlorenzo Martini in rappresentanza del Presidente Giancarlo Galan, è stato invitato ufficiale dell'evento in memoria dell'11 settembre organizzato a Parigi ai Giardini del Lussemburgo, dall'Associazione per la Pace contro il Terrorismo. Riportiamo di seguito il discorso (Nella versione italiana, francese ed inglese) pronunciato nell'occasione.
VERSIONE ITALIANA
"Buongiorno a tutti,
vorrei ringraziare gli organizzatori di questo importante momento di unione, nel ricordo delle vittime della strage delle torri gemelle. Siamo qui oggi per ricordare un momento tragico, che ha cambiato le sorti del mondo intero. Un evento che ci ha improvvisamente fatto sentire da un lato tutti più fragili, più deboli. Ma che dall’altro ci deve dare maggiore forza, aiutandoci riscoprire quell’insieme di valori condivisi che ci tengono uniti. Non posso non ricordare infatti che proprio in questa città, due secoli orsono, sono nate le idee che ancora ispirano le nostre democrazie e la nostra società: l’eguaglianza, il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, lo stato di diritto, la libertà di pensiero e di opinione… non sono parole vuote: sono il prezzo che l’Europa ha pagato a guerre spaventose che l’hanno vista divisa e nemica, ma sono anche le idee che hanno plasmato e dato una comune identità al pensiero occidentale. E sono questi valori, io credo, a dover orientare le scelte che oggi l’Europa e l’Occidente si trovano a dover affrontare. Perché, è inutile negarlo, quel maledetto 11 settembre di otto anni fa non ha solamente ucciso migliaia di persone innocenti. Ha anche, per molti, ucciso la speranza di un mondo migliore. Ha ucciso la fiducia nel prossimo, alimentando giudizi ma anche pregiudizi, quei pregiudizi che si nutrono della paura che si trova in ognuno di noi e che spesso ha condotto l’umanità a scelte spaventose. Quel maledetto 11 settembre ha attratto l’Europa su una china scivolosa: quella della diffidenza, dei distinguo, del rimarcare le differenze e la propria identità, un processo intellettuale che è giusto fintantoché rimane nei limiti del rispetto dell’identità altrui. Ecco perché, dicevo, mai come in questi tempi dobbiamo attingere ai nostri comuni valori europei per orientarci nel labirinto di un Occidente che si interroga su sé stesso e sul proprio rapporto con l’altro. E vorrei citare tre punti al proposito.
Mai come in questo momento è necessario a mio giudizio il perdono, un valore che un’Europa cristiana non può dimenticare. Badando bene che perdono non significa dimenticare: tutt’altro: significa ricordare quanto è successo, ricordare chi non c’è più, con la forza e la fermezza di chi, nonostante tutto, rifiuta di lasciarsi sopraffare dall’odio. E significa anche capire, interrogandosi su quanto è accaduto per far sì che eventi così drammatici non si ripetano. Un perdono che deve basarsi a mio giudizio sul principio sacrosanto che la responsabilità è personale e non collettiva e che le colpe dei padri non possono ricadere sui figli. Quante guerre che infiammano da decenni il nostro pianeta potrebbero essere evitate se tutti facessero propri questi valori?
Mai come in questo momento è poi necessario il rispetto per l’altro: rispetto per le opinioni, le espressioni, le religioni diverse dalle nostre, un valore che un’Europa culla dell’illuminismo non può dimenticare. Badando bene che il rispetto per l’altro deve essere reciproco e non può in alcun modo sopraffare il rispetto che abbiamo di noi stessi, della nostra civiltà e dei nostri valori e che una società che rispetta la libertà non è una società debole ma è anzi una società che crede nella diversità e trova nelle diversità fonte di ricchezza, di stimolo, di rinnovamento.
Mai come in questo momento è poi necessaria un’integrazione ed un’accoglienza che un’Europa democratica e liberale non può rifiutare. Badando bene anche in questo caso che l’accoglienza nella nostra società deve avvenire nel massimo reciproco rispetto, che implica accettazione incondizionata delle regole che la nostra società ha voluto darsi secondo il proprio metodo, quello della partecipazione democratica alla res publica.
Io credo dunque che quel sentimento di paura e di apprensione che noi tutti abbiamo provato il giorno dell’attentato delle torri gemelle sentimento debba diventare la nostra forza, una forza che ci consenta, uniti, di affrontare con lucidità e coraggio delle minacce che sono ancora vive. Prima di concludere vorrei però citare due persone che possono aiutarci a capire. La prima persona è un vostro socio. Si chiama Mario Calabresi. Oggi è direttore di un importante quotidiano italiano ed è figlio di un commissario di Polizia, Luigi Calabresi, ucciso dai terroristi di estrema sinistra agli inizi degli anni ’70 perché ritenuto da alcuni responsabile della morte di Giuseppe Pinelli, un esponente del movimento anarchico. Mario ha accettato di raccontare la sua vicenda personale in un libro e una delle idee che più mi ha colpito di questa straordinaria testimonianza è quella in cui racconta come nella sua famiglia Giuseppe Pinelli non sia mai stato considerato un nemico e come, pur fra le sofferenze, la sua famiglia abbia saputo liberarsi dalla naturale sete di vendetta nei confronti degli assassini e ad uscire dalla spirale d’odio che avrebbe potuto facilmente distruggere le loro vite. Non lasciarsi sopraffare dall’odio. Anche questo è quello che intendo quando parlo di perdono. Perché vivere nell’odio non è vivere e significa consentire a chi uccide di uccidere due volte. La seconda persona che voglio citare è il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. E lo cito riprendendo un passaggio del discorso che ha tenuto all’Università del Cairo nel giugno scorso, e che in poche righe riassume molte delle idee che ho cercato di trasmettervi: “È più facile dare inizio a una guerra che porle fine. È più facile accusare gli altri invece che guardarsi dentro. È più facile tener conto delle differenze di ciascuno di noi che delle cose che abbiamo in comune. Ma nostro dovere è scegliere il cammino giusto, non quello più facile”.
Spero che tutti noi oggi sapremo celebrare degnamente questo giorno scegliendo per il futuro il cammino giusto da intraprendere".
Giancarlo Galan, Parigi 11 settembre 2009
VERSION FRANCAISE
Bonjour à tous, permettez-moi tout d’abord de remercier les organisateurs de cette importante journée d’hommage aux victimes des attentats du 11 septembre 2001. Nous sommes réunis aujourd’hui pour commémorer cet événement tragique qui a profondément bouleversé le destin du monde entier. Un événement qui, du jour au lendemain, nous a, par certains aspects, rendus tous plus fragiles, plus faibles. Par d’autres aspects, une telle tragédie doit aussi nous rendre plus forts et nous amener à redécouvrir les valeurs communes qui nous soudent. Il me tient à cœur de rappeler que cette ville a vu naître, voilà plus de deux siècles, les idées qui continuent d’inspirer nos démocraties et sociétés : l’égalité, le respect des droits fondamentaux de l’être humain, l’état de droit, la liberté de pensée et d’opinion. Ces concepts ne sont pas vides de sens : ils représentent en effet le prix que l’Europe a payé lors de guerres terribles qui l’ont divisée et déchirée. Pour autant, ce sont aussi les idées qui ont façonné la pensée occidentale et lui ont conféré une identité commune. Et ce sont ces mêmes valeurs qui, me semble-t-il, doivent guider les choix auxquels sont confrontés l’Europe et l’Occident. En effet, il va de soi que les attentats du 11 septembre survenus il y a huit ans n’ont pas eu pour seule conséquence la mort de milliers d’innocents. Pour bon nombre d’entre nous, cette tragédie a également anéanti l’espoir d’un monde meilleur. Elle a sapé la confiance en notre prochain, alimenté les jugements et les préjugés, ces préjugés qui se nourrissent de la peur, animent chacun d’entre nous et ont souvent poussé l’humanité à opérer des choix terrifiants. Ces événements douloureux ont mené l’Europe sur une pente glissante : celle de la méfiance, des discriminations, de l’expression de la différence et de l’identité personnelle, bref, d’un cheminement intellectuel qui est juste pour autant qu’il ne porte pas atteinte au respect d’autrui. Voilà pourquoi, aujourd’hui plus que jamais, nous devons nous inspirer de nos valeurs européennes communes afin de nous frayer un chemin dans les méandres de cet Occident qui réfléchit sur son propre sort et ses rapports avec autrui. J’aimerais, à cet égard, partager trois réflexions. Aujourd’hui, plus que jamais, il me paraît que le pardon s’impose. Il s’agit là d’une valeur dont notre Europe chrétienne ne peut faire fi. Loin de moi l’idée d’assimiler le pardon à l’ oubli : bien au contraire. Pardonner, c’est se souvenir de ce qui s’est passé, se souvenir de ceux qui ne sont plus, avec la force et la fermeté de celui qui, en dépit de tout, refuse de se laisser dévorer par la haine. C’est aussi comprendre, s’interroger sur les événements afin de faire en sorte qu’un tel drame ne se reproduise jamais. À mon sens, ce pardon doit naître du sacro-saint principe selon lequel la responsabilité est un fait personnel et non collectif. Combien de guerres qui ravagent notre planète depuis des décennies auraient-elles pu être évitées si tous les êtres humains adhéraient à ces valeurs ? Aujourd’hui, plus que jamais, le respect d’autrui s’impose : respect des opinions, de l’expression, des religions différentes de la nôtre. L’Europe, berceau du siècle des Lumières, se doit de maintenir ces valeurs. Il est évident que le respect d’autrui doit être réciproque et ne peut remettre en cause le respect que nous portons à nous-mêmes, à notre civilisation et à nos valeurs. Une société qui respecte la liberté n’est en aucun cas une société qui fait preuve de faiblesse mais bien une société qui croit en la diversité et parvient à en faire un moteur, une source de richesse et de renouveau. Aujourd’hui, plus que jamais, l’accueil et l’intégration doivent rester au cœur des principes défendus par une Europe démocratique et libérale. Rappelons, à ce sujet, que l’accueil au sein de notre société doit obéir à des critères de respect mutuel qui impliquent l’adhésion aux règles que notre société s’est fixée, conformément au principe de la participation démocratique à la « res-publica ». Je pense que ce sentiment de peur et d’appréhension que nous avons éprouvé le 11 septembre 2001 doit à présent nous amener à être plus forts et à acquérir une force qui, ensemble, nous permettra d’affronter avec courage et lucidité les menaces qui subsistent. Avant de conclure, j’aimerais citer le nom de deux personnes susceptibles de nous aider à mieux cerner les complexités du monde actuel. La première est l’un de vos membres, Mario Calabresi. Il est aujourd’hui directeur d’un grand quotidien de la presse italienne et il est le fils d’un commissaire de police, Luigi Calabresi, assassiné au début des années 70 par des militants d’extrême gauche qui le jugeaient responsable de la mort d’un membre du mouvement anarchique. Mario a accepté d’écrire un ouvrage dans lequel il revient sur ce drame personnel. Ce qui m’a le plus marqué, à la lecture de ce formidable témoignage, c’est la manière par laquelle la famille de Mario, en dépit que sa souffrance, est parvenue à se débarrasser de la soif de vengeance qu’elle éprouvait à l’encontre des assassins et à s’extraire de la spirale de la haine. Éviter de se laisser envahir par la haine : voilà ce à quoi je pense lorsque j’évoque le pardon. Une vie faite de haine n’est pas une vie et revient à permettre à ceux qui ont tué de tuer une deuxième fois. L’autre personne à laquelle je souhaiterais faire référence est le président des États-Unis, Barack Obama. Je le citerai en mentionnant un passage du discours qu’il a tenu à l’université du Caire en juin dernier et qui, en quelques phrases, résume bon nombre des idées que j’ai tenté d’exprimer. «Il est plus facile de commencer une guerre que de la terminer. Il est plus facile d’accuser les autres que de se regarder en face. Il est plus facile de recenser les différences qui existent entre nous plutôt que les points communs. Mais il est de notre devoir de choisir la bonne direction, et pas la plus facile ». J’espère que nous serons tous en mesure de célébrer dignement cette journée et emprunterons, à l’avenir, la bonne direction.
Giancarlo Galan Président de la Région de la Vénétie
ENGLISH VERSION
Good evening to all and each of you, First of all I would like to thank the organisers of this significant commemoration of the victims of September 11th 2001 acts of violence. We are here today to recall a tragic moment that has changed the destiny of the entire world. From on side, this event has suddenly made us feel more fragile and weaker but, on the other side, it must give us more strength and help us to rediscover all the shared values that keep us united. In fact, we cannot forget that it’s in Paris that, more than two centuries ago, the ideas that still inspire our democracies and our society were born: equality, respect of fundamental people’s rights, state of law, freedom of thought and speech. These are not just empty words, this is the price that Europe has paid with horrifying wars, divisions and contrast. But these are also ideas that have moulded and given a common identity to the Western thought. And these are the values that, I believe, should guide the choices that today Europe and the Western World are confronted to. As a matter of fact, September 11th has not just killed eight years ago thousands of innocent people, but also the hope of many people of a better world. September 11th has killed the trust in your neighbour and fuelled judgements and prejudices based on the fear that all and each of us does have and that has led humanity to frightening choices. Those painful events have led Europe to a slippery slope, the slope of distrusting, of making differences, of underlying differences and personal identities. This intellectual process is fair only if it remains within the limits of the respect of the other’s identity. That is why, as I was saying, more than ever we need to draw on our common European values to be able to orient ourselves in the labyrinth of Western world that is wondering about its own identity and relationship with the others. In this respect, I would like to mention three ideas. Never as today, forgiveness is essential, in my opinion: this value cannot be forgotten in a Christian Europe. To forgive does not mean to delete, not at all. To forgive means to remember what has happened, to recall the ones that have passed away, with the strength and determination of the ones that, in any case, refuse to be overpowered by hate. To forgive means to understand, to question about what has happened to make in such a way that these dramatic events do not happen again. To me, forgiveness must be based on the sacred principle that the responsibility is individual and not collective. Could the wars that are inflaming Europe be avoided if everybody had these values? Never as today, the respect for the other is necessary: respect of different opinions, expressions, religions. This is a value that Europe, the cradle of Enlightenment, cannot forget. And the respect must be mutual and cannot overpower the respect that we have of ourselves, of our civilisation as well as of our values. The society that respects freedom is not a weak society. On the contrary, it is society that believes in diversity and finds in diversity a source of richness, stimulation and renewal. Never as today, integration and acceptance are necessary, a democratic and liberal Europe cannot refuse that. And it should not be forgotten that, also in this case, acceptance and integration in our society must guarantee the largest mutual respect, which means to accept the rules that our society has set up according to the principle of democratic participation to the res publica. I believe that fear and apprehension that we have all felt on September 11th 2001 should hep us to boost our strength, to keep us united, to face lucidity and courage the threats that are still present. Before concluding, I would like to recall two people that can help us to understand the complexity of the contemporary world. The first person is Mario Calabresi. He is presently the director of a major Italian daily newspaper and he is the son of a police commissioner, Luigi Calabresi, that was killed by extremely left-winged terrorists in the Seventies because he had been considered responsible for the death of representative of the anarchical movement. Mario has accepted to tell his personal story in a book. One of the ideas that has struck me in his extraordinary personal evidence is his way of telling how his family has been able, notwithstanding its pain, to take distance from the revenge desire vis-à-vis the murderers and to get out of the hate spiral. Do not be overpowered by hate: this is also a strong message I include in the forgiveness I was taking about earlier. One cannot live with hate. The one that lives with hate allows the one that kills to kill twice. The second person that I would like to bring in is the President of the United States Barack Obama, quoting him from the speech he has given to the Cairo University last June as this passage entails in a concise way many of the ideas I have tried myself to share and transmit to you: “It is easier to start a war than to bring it to the end. It is easier to accuse the others than to look in ourselves. It is easier to consider differences between ourselves than commonalities. But our duty is to choose the right path, not the easiest one”. I do hope that each of us will be able today to celebrate worthily this day in the perspective of the right path to take on in the future.
Paris, September 11th 2009 Giancarlo Galan, President of the Veneto Region
|