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MINATRICE FOGLIARE DELL'IPPOCASTANO

Cameraria ohridella

Fig.1 - Adulto di Cameraria ohridella. Le ali anteriori sono caratterizzate dalla presenza di striature bianco-argentee su fondo bruno e terminano posteriormente con lunghe setole. L'apertura alare è di circa 7 mm.

Origine e diffusione 

Cameraria ohridella Deschka & Dimic è un lepidottero appartenente alla famiglia dei gracillaridi originario dei Balcani. In Italia questa specie è stata segnalata per la prima volta a Dobbiaco nel 1992, si è poi diffusa rapidamente in tutto il TriveFoglia colpitaneto.

Biologia e danni 

Nei nostri ambienti questo insetto svolge 3-4 generazioni all'anno. Trascorre l'inverno allo stadio di crisalide riparata nelle foglie secche cadute al suolo e più raramente allo stadio adulto. In primavera gli adulti compaiono agli inizi di maggio (fig. 1). Le femmine depongono singole uova sulla pagina superiore delle foglie dell'ippocastano. Le larve scavano delle mine che si espandono fino a diventare lunghe anche 4 cm. In caso di forti attacchi, una singola foglia può essere interessata da molte mine (fig. 3) che confluiscono e portano al completo disseccamento della foglia. Di conseguenza diminuisce drasticamente la capacità fotosintetica della pianta fino ad arrivare alla caduta anticipata delle foglie. Nei casi più gravi si può verificare una seconda fioritura a fine estate.

crisalide

Fig. 2 - Crisalide svernante di Cameraria ohridella

foglia di ipocastano

Fig. 3 - Foglia di ippocastano colpita da numerose mine di Cameraria ohridella

foglia

Fig. 4 - Foglia di ippocastano colpita dal fungo Guignardia  aesculi agente dell'antracnosi

I contorni della mina, la larva del minatore ed i suoi escrementi sono ben riconoscibili osservando le foglie colpite in controluce.

Queste caratteristiche permettono di distinguere le mine del fitofago dai danni causati sia dal fungo Guignardia aesculi agente dell'antracnosi (fig. 4) sia dal 'bruciore non parassitario", una fisiopatia tipica dell'ippocastano (fig. 5) dovuta a stress idrici e inquinamento atmosferico.

Difesa

Per limitare l'infestazione in primavera, è di fondamentale importanza la raccolta ed eliminazione autunnale delle foglie cadute a terra, che ospitano le crisalidi destinate a passare l'inverno.

Sempre allo scopo di limitare la popolazione di questo insetto minatore è consigliabile asportare e distruggere periodicamente le foglie cadute a terra anche durante la stagione estiva.

L'inizio dei voli degli adulti e il loro andamento può essere rilevato tramite l'uso di trappole a colla innescate con il feromone della specie vicina Phyllonorycter biancardella (Litocollete del melo).

Gli adulti sfarfallati dalle crisalidi svernanti si raccolgono in gran numero sul tronco e possono essere eliminati selettivamente trattando il tronco stesso con insetticidi di contatto (ad esempio piretroidi). Quando risultino possibili trattamenti chimici alla chioma, buoni risultati possono essere ottenuti controllando la prima generazione con insetticidi chitino-inibitori. Questi regolatori di crescita devono essere distribuiti all'inizio dei voli (fine aprile, primi di maggio) in modo da colpire le uova e le larve ancora molto piccole.

Nel caso in cui le mine abbiano raggiunto un certo sviluppo, è possibile impiegare prodotti in grado di raggiungere le larve all'interno delle foglie.

È sempre importante rispettare le modalità e le dosi indicate in etichetta. Sono ancora in fase sperimentale trattamenti eseguiti con iniezioni al tronco.

Fig. 5 - Foglia di ippocastano colpita da "bruciore non parassitario"

Fig. 6 - Foglie secche cadute a terra con crisalidi svernanti di Cameraria ohridella