LEPIDOTTERI XILOFAGI NEGLI ALBORETI DA LEGNO
GENERALITA'
I Lepidotteri xilofagi sono insetti che allo stadio di larva vivono all’interno del tronco e delle branche delle piante arboree, mentre l’adulto è una farfalla che si nutre di nettare. Durante il loro sviluppo le larve vivono a spese del legno e scavano gallerie più o meno grandi a seconda della specie, determinando danni ingenti arie produzioni legnose. Due di queste specie sono molto polifaghe e molto note in frutticoltura: la terza è legata solo al pioppo e meno frequentemente al salice:
Cossus cosstìs L. (Rodilegno rosso);
Zeuzera pyrina L. (Rodilegno giallo);
Paranthrene tabaniformis (Rott.) o tarlo vespa dei pioppo.
Tra le specie da legno più colpite dai rodilegno rosso e giallo figurano: pioppo (Populus x Euramer,cana, Populus nigra, Populus alba, Populus deltoides), noce comune (Juglans regia), ciliegio (Prunus avium), noce nero (Juglans nigra). Il tarlo vespa invece, come sopra accennato, vive a spese del genere Populus e Salix. |
RODILEGNO ROSSO (Cossus cossus L.)
Descrizione e piante ospiti La larva matura del rodilegno rosso è molto grande, di colore rosso-bruno e lunga a maturità 8-10cm (fig. 1), mentre l’adulto è una grossa farfalla bruna, dalle abitudini notturne e dall’apertura alare di 7-10 cm (fig. 2). Questo insetto è polifago e diffuso in tutta Italia, in Europa, Nord Africa e parte dell’Asia. Le piante ospiti sono tantissime: piante arboree forestali, piante da frutto, piante arboree ornamentali.
Biologia e danni Il ciclo di sviluppo dura due anni completi e inizia con l’ovideposizione degli adulti, sfarfallati e accoppiatisi nei mesi da maggio a luglio, ma con prolungamenti in agosto e settembre. Dalle uova, deposte nelle anfrattuosità della corteccia della parte bassa del tronco o del colletto, nascono larve inizialmente gregarie che compiono escavazioni nella zona sottocorticale e cambiale. Dopo la diapausa invernale riprendono l’attività e scavano gallerie individuali che assumono spessore sempre più grande e che lasciano fuoriuscire un liquido rossastro misto a rosura. Dopo la seconda diapausa invernale la larva matura torna verso la superficie del tronco e si impupa in un bozzolo costituito da pezzi di fibre legnose unite da secreti. Il danno al tronco delle piante da legno è notevole in quanto gli attacchi pregiudicano le caratteristiche tecnologiche del legname.
In caso di gravi attacchi (fig. 3), si possono rinvenire decine di larve di età diverse, che possono spingersi fino alle radici compromettendo la stabilità dell’albero. La situazione può essere particolarmente pesante negli impianti molto omogenei, come nel caso dei doni di pioppo, dove l’insetto trova ospiti dalle medesime caratteristiche di resistenza. |

Fig.1 - Larva di rodilegno rosso appena estratta da una galleria di salice (Foto P. Fontana) |
|

Fig.2 - Adulto di Cossus cossus (Foto di P. Paolucci) |
|

Fig.3 - Sezione di un tronco di pioppo con danni da rodilegno rosso |
RODILEGNO GIALLO (Zeuzera pyrina L.)
Descrizione e piante ospiti - La larva matura del rodilegno giallo è di colore crema o giallastro, con numerose verruche di colore nero (fig. 4). L’adulto (fig. 5 è una farfalla bianca, con le ali maculate di nero dai riflessi bluastri; la femmina ha un’apertura alare di 5-7 cm. Come C. cossus, È questo insetto è diffuso in tutta Italia e in tutta là zona Paleartica, ma si trova anche in Nord America e Sud Africa. Anch’esso è polifago e attacca una vasta schiera di piante ospiti latifoglie forestali e ornamentali, oltre alle piante da frutto.
Biologia e danni - Il ciclo di sviluppo del rodilegno giallo può durare 1 o 2 anni. Lo sfarfallamento dura da maggio a luglio, ma questo periodo può prolungarsi fino a settembre. Gli adulti volano nelle ore notturne e l’accoppiamento si verifica dopo qualche ora dallo sfarfallamento; le uova sono deposte a gruppi di centinaia sotto la corteccia del troncò e delle branche o in vecchie gallerie larvali. Dopo la schiusa le larve si spostano verso i germogli penetrandovi attraverso l’apice oppure l’ascella fogliare, la nervatura principale, i dardi. Durante le prime età, la larva scava gallerie entrando ed uscendo diverse volte dai rametti e passando a quelli più grossi, per stabilizzarsi in una galleria ascendente quando ha raggiunto un certo sviluppo (in grosse branche e nel tronco la galleria può essere anche anulare). Dopo l’inverno essa riprende a nutrirsi e raggiunta la maturità si impupa al termine della galleria costruendo un diaframma con la rosura. Nelle regioni dell’Europa continentale il ciclo è per lo più biennale, mentre in quelle mediterranee è più frequentemente annuale. In aree di transizione, gli adulti sfarfallati in maggio e provenienti da un ciclo biennale possono dare origine ad un ciclo annuale, le cui larve passano un solo inverno e i cui adulti compariranno in agosto-settembre dell’anno successivo. Da questi ultimi avrà origine una nuova generazione biennale. I danni prodotti da questa specie possono essere molto gravi nei vivai e su piante giovani, con essiccamenti di germogli, rami e intere branche (fig. 6). In caso di forte vento può avvenire la rottura delle branche attaccate. |

Fig. 4 - Larva di rodilegno giallo (Foto Entomologia Agraria - Padova) |
|

Fig. 5 - Adulto di rodilegno giallo |
|

Fig. 6 - Danno prodotto da larva di rodilegno giallo su pianta da frutto |
|
Fig. 7 - Adulto di tarlo vespa del pioppo vicino all'esuvia della crisalide
|
TARLO VESPA DEL PIOPPO (Paranthrene tabaniformis (Rott.))
Descrizione e piante ospiti Il suo nome deriva dal fatto che l’adulto è simile nell’aspetto esteriore ad una vespa, con addome nero e segmenti anulati di giallo, ali quasi trasparenti, frangiate ai margini e apertura alare di 25-35 mm (fig.7). La larva è bianca con il capo bruno, lunga circa 20 mm a maturità (fig. 8). Questo lepidottero è diffuso in tutta Italia, in Europa, in Asia Minore, nel Nord Africa e Nord America (introduzione accidentale). Sono state descritte entità subspecifiche e in Italia è presente la forma rhingiaeformis. La pianta ospite principale è il pioppo, ma vive anche a spese del salice. Questo insetto rappresenta un grave problema soprattutto nei vivai e negli impianti giovani.
Biologia e danni - Il tarlo vespa in Italia compie una generazione all’anno e l’adulto sfarfalla nel periodo da maggio a luglio e vola durante il giorno, nutrendosi di sostanze zuccherine. La femmina depone alcune centinaia di uova singolarmente sul fusto delle pioppelle, vicino a gemme o a inserzioni di rametti. Le larve neonate scavano una galleria fino al cambio e successivamente penetrano nel legno. La larva trascorre l'inverno e a primavera riprende l’attività e poi si incrisalida nei pressi della superficie. Sono visibili caratteristici ingrossamenti dello spessore dei fusti e branche attaccati, dovuti alla reazione ipertrofica dei tessuti. Molto spesso le piante colpite subiscono rotture sotto l’azione del vento. I maggiori problemi si riscontrano sulle piante giovani in vivaio, ma gravi attacchi possono essere osservati anche in giovani impianti (fig. 9). |
|

Fig. 8 - Larve mature di tarlo vespa del pioppo |
|

Fig. 9 - Gallerie causate da larve di tarlo vespa del pioppo |
LOTTA INTEGRATA AGLI XILOFAGI NEGLI ARBORETI DA LEGNO
Premessa - In una moderna arboricoltura da legno è necessario impostare la difesa dagli xilofagi in maniera integrata, combinando tra loro i mezzi di lotta agronomici, biologici e chimici. In natura la schiera dei limitatori naturali di questi parassiti è molto vasta. Tra gli insetti vi sono numerosi parassitoidi, mentre tra gli agenti di contenimento microbiologici un ruolo di primo piano è rivestito dal fungo entomopatogeno Beauveria bassiana (Bals). Molto importante è anche la predazione di larve e adulti da parte degli uccelli, soprattutto su Z. pyrina il cui adulto non si mimetizza con la corteccia dei tronchi come avviene per C. cossus. Nonostante ciò, la pullulazione delle specie xilofaghe si verifica di frequente, favorita dalla coltivazione in impianti specializzati, e da trattamenti chimici non selettivi verso l’entomofauna utile.
Per quanto riguarda la lotta chimica, occorre puntualizzare che essa è condizionata dal ridotto numero di prodotti fitosanitari autorizzati su queste colture.
Anche nel caso di pioppeti collocati all’interno di aree golenali considerate di particolare interesse naturalistico nei programmi di gestione del territorio, gli interventi chimici devono trovare opportune limitazioni. La lotta biologica si basa invece sull’uso di trappole per la cattura massaIe innescate con attrattivo sessuale (feromone).
Lotta chimica e agronomica contro i rodilegno - A seconda del tipo di infestazione presente, può essere èffettuata una o più delle seguenti operazioni:
-
trattamenti antiparassitari al tronco contro le larve neonate;
-
applicazione di insetticidi nelle gallerie, contro là larve già penetrate;
-
eliminazione manuale delle larve nelle loro gallerie;
-
eliminazione delle branche o delle piante gravemente infestate;
In ogni caso, il mantenimento di condizioni vegetative ottimali e la pronta eliminazione di fonti di infestazione sono condizioni indispensabili per la lotta contro questi fitofagi.
I trattamenti al tronco vengono effettuati monitorando i voli degli adulti con trappole a feromoni uguali a quelle per la cattura massaIe, al fine di stabilire il momento in cui iniziano le ovideposizioni e le nascite delle larve, veri target degli interventi chimici. Le trappole vanno collocate all’inizio del mese di maggio, sia per C. cossus che per 7. pyrìna, rispettivamente a circa 1,5-2 m da terra e sopra chioma; è bene comunque controllare anche direttamente la presenza di uova.
Dovendo coprire un lungo periodo di ovideposizioni, i prodotti da utilizzare sono fosforganici citotropici a lunga persistenza ò con persistenza prolungata dalla formulazione (ad es. microincapsulati); essi possono essere meglio veicolati se miscelati con olio bianco. Buoni risultati possono essere ottenuti anche con insetticidi chitinoinibitori applicati sulle uova. Può essere necessario ripetere il trattamento, a seconda della persistenza dei prodotti utilizzati e dell’entità delle infestazioni che viene registrata dalle catture nelle trappole. Nel caso di danno già in atto e su un limitato numero di piante, è possibile intervenire con insetticidi fosforganici a forte potere gassificante iniettandoli nelle gallerie (esistono in proposito formulati spray) oppure con un filo di ferro che può raggiungere la larva se la galleria è ancora poco sviluppata.
Nel caso di nuovi impianti in zone con scarsa presenza degli xilofagi, è buona norma eliminare per quanto possibile le branche o piante infestate, per evitare la diffusione dei parassiti.
Lotta biologica contro i rodilegno - La lotta biologica viene effettuata tramite l’utilizzo di trappole per la cattura massaie, in grado di catturare elevate quantità di maschi sottraendoli quindi all’accoppiamento. Sono trappole a forma di imbuto, in cui l’insetto cade senza la possibilità di uscirne. Nel caso si utilizzi la stessa trappola per ambedue gli insetti innescandola con i rispettivi feromoni, essa va posta sopra chioma. Si utilizzano circa 10 trappole per ettaro e il diffusore del feromone deve essere sostituito ogni 4-5 settimane.
Lotta contro il tarlo vespa nei pioppeti - La lotta chimica si basa sullo stesso criterio seguito per i rodilegno, con trattamento al tronco a base di fosforganici citotropici e persistenti; anche in questo caso può essere vantaggioso utilizzare principi attivi microincapsulati. Nel caso di presenza di rodilegno, è possibile che il trattamento contro quest’ultimo coincida con quello contro il tarlo vespa, posizionato attorno alla metà di giugno.
Nei vivai di pioppo è necessario ripetere il trattamento due volte, a distanza di 5 e di 30 giorni dal primo. Un utile aiuto nella lotta contro questo insetto nei vivai consiste nell’evitare la potatura estiva, in quanto le ferite possono attrarre le femmine ovideponenti. |
|