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RHAGOLETIS COMPLETA CRESSON

Mosca delle noci

Fig. 1 - Esemplare adulto di Rhagoletis completa

GENERALITA' E DESCRIZIONE

La mosca delle noci è un dittero tefritide originariamente diffuso negli Stati Uniti e in Messico. La sua introduzione in Europa è avvenuta in maniera accidentale, probabilmente negli anni ‘80. In Italia, la sua presenza è stata segnalata nel 1991 nel Veneto (Treviso), in seguito in Friuli-Venezia Giulia, Trentino, Lombardia, Piemonte. Attualmente la specie è diffusa anche nell’Italia Centrale. Nell’areale di origine, il dittero attacca soprattutto il noce comune (Juglans regia), il noce nero (Juglans nigra) e i loro ibridi. Saltuarie infestazioni nei pescheti sono state segnalate in California. In Italia, rappresenta attualmente uno dei principali problemi del noce. L’adulto ha dimensioni variabili (4-8 mm), il colore del corpo varia da ferruginoso a bronzeo, il capo è  giallastro. Le ali, ialine, sono caratterizzate da tre bande scure trasversali e parallele; dalla banda distale parte un prolungamento che corre lungo il margine anteriore dell’ala fino all’apice della stessa (fig. 1). Le uova, di colore bianco perlaceo, hanno forma elissoidale. Le larve, di colore variabile da bianco a giallognolo, sono di forma conica e raggiungono alla maturità dimensioni di circa 9 mm (fig. 2). Il pupario, ovoidale e di colore marrone-ocra, misura circa 5 mm di lunghezza.

CICLO BIOLOGICO
L’insetto compie una generazione l’anno e il suo ciclo vitale è molto simile a quello di altre rhagoletis (es. mosca del ciliegio). Sverna come pupa nel terreno, a pochi centimetri di profondità. I primi adulti emergono a fine giugno-inizio luglio, gli ultimi adulti sfarfallati si rinvengono fino ad ottobre. Le massime densità di adulti si riscontrano tra la fine di agosto e la metà di settembre. Le ovideposizioni hanno inizio due-tre settimane dopo i primi voli, la durata del periodo di ovideposizione è di circa un mese. La femmina può deporre complessivamente 300-400 uova, in gruppi di 5-20 unità deposte in una cella scavata con l’ovopositore nel mallo. Generalmente si trova una sola camera di ovideposizione per frutto in quanto la femmina ovideponente "marca" la noce con un feromone inibitore. Le uova schiudono in 5-7 giorni. Le larve che si sviluppano si nutrono a spese del mallo, che annerisce a causa del tannino. Lo sviluppo larvale comprende tre età e dura da 3 a 5 settimane; raggiunta la maturità, le larve abbandonano il frutto e si lasciano cadere al suolo dove impupano. La diapausa dura tipicamente un anno ma può arrivare a due-tre anni.

Fig. 2 - Larve ingrandite di Rhagoletis completa

Fig. 3 - Frutto attaccato da Rhagoletis completa.

Fig. 4 - Frutti con il mallo in decomposizione.

DANNI

I siti di ovideposizione si rendono visibili grazie alla comparsa di piccole macchie scure da cui colano secreti nerastri. Le larve sviluppano a spese del mallo (fig. 3) provocandone il progressivo disfacimento, reso caratteristico per la copiosa secrezione di liquidi ricchi di tannino (fig. 4). Questi impregnano il guscio annerendolo e, spesso, lo stesso gheriglio può ammuffire. Le macchie sul guscio sono piuttosto persistenti e possono causare un deprezzamento delle noci. Il mallo rinsecchito aderisce al guscio, causando ulteriori difficoltà nelle operazioni di pulizia. Le larve possono danneggiare i vasi conduttori compromettendo lo sviluppo del gheriglio, che raggrinzisce e dissecca. L’attacco può interessare anche la totalità della produzione. Nei casi di elevata infestazione, si verifica una cascola anticipata dei frutti, ma è altrettanto frequente che essi dissecchino rimanendo sulla pianta. Le cultivar mostrano una diversa sensibilità, legata soprattutto alla durezza dell’epicarpo e alla loro fenologia.

DIFESA

I nemici naturali di Rhagoletis completa non sono particolarmente efficaci. Considerata la dannosità del dittero, e l’elevato livello cui può arrivare l'infestazione, il controllo con mezzi chimici si rende spesso necessario. Vista l'abitudine degli adulti di alimentarsi di melata ed essudati fogliari, potrebbero essere impiegate su parte della vegetazione esche proteiche idrolizzate, una volta autorizzate. Gli adulti vengono catturati efficacemente da trappole gialle fluorescenti rettangolari, addizionate con carbonato d’ammonio (fig. 4), e da trappole verdi sferiche (che catturano soprattutto nelle fasi riproduttive). Tuttavia, l’entità degli adulti sfarfallati è difficilmente correlabile con la percentuale di noci infestate rendendo necessaria l’esecuzione di campionamenti periodici su queste ultime. Eventuali trattamenti con insetticidi citotropici e sistemici contro le larve vanno effettuati subito dopo l’ovideposizione (di norma l’inizio di agosto). Un unico intervento può essere sufficiente per contenere i danni entro livelli accettabili. Un secondo intervento è talvolta necessaria nei casi di prolungate catture ed elevate infestazioni.

Fig.5 - Trappola cromotropica attivata per la cattura degli adulti di Rhagoletis completa