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METCALFA PRUINOSA

 

Fig. 1 - Adulto di M. pruinosa

  

Fig. 2 - Neanide di M. pruinosa con secrezioni cerose

 

Fig. 3 - Ninfa di M. pruinosa con esuvie

GENERALITA' E DESCRIZIONE

Metcalfa pruinosa (Say) è un omottero della famiglia dei flatidi di origine americana. Osservata per la prima volta in Italia nel 1979 nei dintorni di Treviso, questa specie si è diffusa rapidamente grazie soprattutto all'elevata polifagia (più di 200 piante ospiti).
L'adulto (Fig. 1) è lungo circa 7-8 mm e presenta ali trapezoidali tenute, in posizione di riposo, a tetto sull'addome. E di colore grigio-bruno scuro ricoperto non uniformemente da cera bianca. Se disturbato si sposta con rapidi salti o brevi voli.
Le neanidi e le ninfe (Fig. 2 e 3) sono facilmente individuabili grazie alla abbondante presenza di secrezione cerosa biancastra mista alle esuvie che ricoprono la vegetazione.
L'uovo è di color bianco perlaceo e di forma allungata, presenta due solchi longitudinali paralleli; viene inserito singolarmente in anfrattuosità e screpolature della corteccia di numerose piante arboree o arbustive.

 

CICLO BIOLOGICO


Nelle nostre regioni M. pruinosa compie una generazione l'anno. Sverna allo stadio di uovo infisso nelle screpolature della corteccia delle piante ospiti. La schiusura delle uova inizia a metà maggio e prosegue scalarmente per circa due mesi. Subito dopo la fuoriuscita, le neanidi compiono una muta e in seguito raggiungono la pagina inferiore delle foglie. Gli adulti compaiono all'inizio di luglio ed hanno una longevità che può essere anche di diverse settimane. In settembre-ottobre, durante le ore notturne, avvengono gli accoppiamenti seguiti dall'ovideposizione.

 

PIANTE OSPITI

Questo flatide può vivere su numerose piante ornamentali utilizzate nelle alberature stradali, nei parchi e nei giardini (platano, tiglio, pioppo, ippocastano, acero, oleandro, magnolia, alloro, betulla, ficus, ecc.) e su piante di interesse agrario (massicce infestazioni sono state segnalate su vite, soia, kaki, olivo e actinidia). Gli incolti erbacei e quelli arbustivi di acero campestre, rovo, salice, ligustro e robinia costituiscono potenziali serbatoi d'infestazione e di diffusione.

  

Fig. 4 - Raggruppamento di adulti di M. pruinosa su rametto erbaceo

DANNI

Dotata di apparato boccale pungente succhiante, M. pruinosa si nutre aspirando dai vasi floematici la linfa elaborata. Solo in presenza di un elevato grado di infestazione l'attività trofica può provocare un rallentamento nello sviluppo dei germogli. Più consistenti risultano invece i danni indiretti dovuti all'abbondante produzione di cera e melata che imbrattano la vegetazione e al conseguente sviluppo di fumaggini (Fig. 4). Questi danni estetici sono particolar mente temuti sulle colture florovivaistiche in quanto possono provocare gravi deprezzamenti.

DIFESA BIOLOGICA E CHIMICA

Le possibilità di difesa biologica sono legate alla diffusione, negli ambienti e coltivazioni infestate dalla metcalfa, dell'imenottero driinide Neodryinus typhlocybae (Ashm.) Esso è stato introdotto dall'America con successo e si sta gradualmente diffondendo in tutto il territorio regionale. Si tratta di un insetto ento mofago che agisce sia come predatore che come parassitoide.
Le femmine depongono un uovo alla base delle ali dei giovani di metcalfa; la larva che si sviluppa si nutre svuotando il corpo della vittima ed è visibile come una specie di "bubbone" sul lato del corpo dell'ospite (Fig. 3). Raggiunta la maturità, la larva si imbozzola sulla pagina inferiore delle foglie (Fig. 6). Neodryinus typhlocybae compie da una a due generazioni l'anno.
Per ottenere dei buoni risultati, le pupe di questo parassitoide devono essere introdotte in maggio in aree dove sia presente vegetazione ben infestata da metcalfa e dove non vengono eseguiti trattamenti insetticidi. Per quanto riguarda altri mezzi di difesa, efficaci sono risultate ripetute irrorazioni con abbondante acqua e nitrato potassico per la sua azione di lavaggio della melata e di disturbo nei confronti della metcalfa. lì ricorso ad insetticidi di sintesi è giustificabile solo nel caso di forti infestazioni e dove non sia ancora attivo il parassitoide.
Buoni risultati si ottengono intervenendo a fine giugno contro stadi giovanili, con prodotti a base di eto fenprox, fenitrothion, malathion, piridafenthion, piretro.

  

Fig. 5 - Neanide di metcalfa parassitizzata da N. typhlocybae. Sul corpo dell'ospite è visibile il classico "bubbone"

 

Fig. 6 - Bozzolo di N. typhlocybae sulla padina inferiore di una foglia